leucò

«La vidi che mi guardava, con quegli occhi un poco obliqui, occhi fermi, trasparenti, grandi dentro. Io non lo seppi allora, non lo sapevo l’indomani, ma ero già cosa sua».
Questo stralcio del libro è la prova di quel che credo e quel che credo è che certi libri non possono regalare libertà. Li prendi in mano, li sfogli, poi li leggi, un passo oggi, un altro domani, e senza che te ne accorga sei presto in catene, preso al lazzo da corde di parole che non ti daranno più possibilità di scappare. E Pavese ne ha scritti un paio di cui sono schiava. Uno di questi eccolo. Lo leggo e cado prigioniera. Tra le tante, questa è l’unica schiavitù da cui non devo, non voglio liberarmi.

Tu, mio

tu mio

Solo il titolo varrebbe tutta la lettura, ma in realtà è solo il primo passo felice di una storia che merita il tempo che le dedicherete. Io l’ho letto e riletto. Ogni volta come la prima volta. Spero arrivi prima o poi sulle vostre scrivanie, sui comodini, è già appoggiato sullo scaffale della libreria? Ditemi allora che lo aprirete! Fidatevi! Anche se non dovesse piacervi non ve ne pentirete, perché la lettura, anche quando è amara, lascia comunque il segno.