Speranze che corrono dietro a un pallone

calcio

SI fa un gran parlare del calcio malato. Eppure io non mi fermo alla notizia di prima pagina. Credo sia malato un certo modo di scrivere e dare importanza solo a certi fatti. Io sogno un giornalismo, un modo di leggere le storie quotidiane con più intelligenza, meno approssimazione, che non faccia sempre e solo il megafono per chi ha già la voce grossa, ma sia un microfono per chi non può parlare mai. Dopo gli episodi condannabili che sono emersi, il calcio per me rimane comunque uno tra i giochi più belli che l’uomo si sia inventato (sempre che poi l’uomo se lo sia inventato, forse il calcio c’è sempre stato, forse c’era solo da scoprirlo). La palla passata di piede in piede, palleggiata con maestria, azioni da gol magistrali, degne delle più grandi partite tra grandi campioni, in stadi da sogno. Il calcio giocato in piazza dopo i compiti, proibito per punizione quando a scuola si è asini più asini di un asino vero. Il calcio usato perché ci si tiri fuori da un carcere in un’ora d’aria un poco più clemente, il calcio improvvisato sulla terra rossa africana, che strappa sorrisi alla miseria. Il calcio delle figurine, quello degli oratori, quello in cui una scazzottata mette a posto le cose ma subito dopo (o magari anche solo dopo mesi, anni) insegna a chiedere scusa di una prepotenza. Quello giocato anche dalle donne, perché possiamo farlo certo!!!! Quello giocato da chi si ostina ma proprio non gli riesce. Il calcio, quello che fa meno rumore, quello di tutti i giorni, in mille modi, per milioni di persone al giorno, quello che una foto come questa racconta più di tutte le mie parole.

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