L’Oriana

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Benedetto sia quel giorno di giugno del 1929 in cui nacque l’Oriana. Di tutti i suoi libri “La rabbia e l’orgoglio” è quello che ho più odiato, che ho meno compreso, accettato, desiderato leggere. Tra le sue pagine però ho trovato un tesoro prezioso, un messaggio che l’Oriana non ha mai innalzato come un vessillo o una bandiera, ma semplicemente ha saputo trasmettere: il coraggio di avere un’opinione e per quella vivere, ostinatamente vivere, senza alcun dubbio vivere, scegliere di vivere, oltre i rischi rischiare di morire anche purché si viva. Viva l’Oriana, donna esemplare, viva l’Oriana che vive.

Uno, nessuno e centomila

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Questo libro è stato pubblicato per la prima volta a puntate, sulle pagine della rivista “Fiera letteraria”.  Una riflessione acuta sull’essere. Lo rileggo, soprattutto quando ho bisogno di fermarmi e provare a capire come sono. Non è uno specchio, lo so bene, è un libro, niente altro che un libro che uscì per la prima volta a pezzi per poi diventare tutto intero. Continuo a leggerlo, un pezzo alla volta, per riconoscerci piccolo pezzi d’umanità che costruiranno l’intero. Riporto di seguito una citazione, una per tutte: “Avrei potuto, è vero, consolarmi con la riflessione che, alla fin fine, era ovvio e comune il mio caso, il quale provava ancora un’altra volta un fatto risaputissimo, cioè che notiamo facilmente i difetti altrui e non ci accorgiamo dei nostri.” Buon compleanno Luigi.

Coincidenze.

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Cosa ci si aspetta da una recensione? Volete sapere se il libro è scritto bene? Volete anticipazioni sulla storia che racconta? Allora eccovi accontentati: la storia è quella di Massimo, che ha poco più di trent’anni ed è proprietario di un bar al centro di Roma. Il libro è scritto bene, scorre via veloce, nelle parti descrittive scivola che è una meraviglia, dentro a una Roma che chiunque ci sia stato sa riconoscere per la magia di certi suo angoli. Poi c’è anche lei, la straniera, quella che entrerà all’improvviso e sconvolgerà i piani.

Ma non è questo che mi interessava dirvi. Mi piacerebbe raccontarvi di come sono arrivata a questo libro, della casualità, o del destino che me lo ha fatto incontrare. Ma vi annoierei, ne sono certa e non vi sarebbe utile a decidere se leggerlo oppure passare a un altro titolo. E allora mi fermo prima, un poco prima del mio ingresso in libreria quel giorno, fuori dalla porta, quando ho rivisto per caso il mio primo amore, il ragazzino a cui ho dato il mio primo bacio a quattordici anni. Erano le nove e mezza, stavo aspettando di andare ad un appuntamento, ero in anticipo. Siamo andati a prenderci un caffè, il primo caffè della giornata. Ci siamo raccontati un po’ della vita, ricordato pure il pezzo di strada fatto insieme. Quasi venti anni sono passati senza esserci più visti, m non è stato difficili riconoscerci. Lui ha una compagna, due figli, io sono sposata, lavoriamo entrambi occupandoci delle nostre passioni. Non so se sia fortuna, forse si. Un quarto d’ora bello, che mi ha spinta ad entrare in libreria, col sorriso, mancavano ancora più di venti minuti all’appuntamento e quel tempo dovevo ammazzarlo in qualche modo! Sullo scaffale ho visto questo libro. L’ho preso, senza pensarci un attimo. L’ho letto in pochi giorni, mi è piaciuto, così ha rafforzato in me l’idea che i libri sono vita, quella che non raccontiamo a nessuno eppure condividiamo continuamente con tanti. A quindici anni la vita è tutta da giocare, ora ne ho quasi trentaquattro e la vita che ho giocato mi è piaciuta un sacco, compreso il primo bacio, per il resto si vedrà.

Erri De Luca e Tre Cavalli

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Io ed Erri De Luca non ci conosciamo, ci siamo incontrati in un paio di occasioni, senza poterci conoscere. Un giorno, ho letto una pagina, aperta a caso, più o meno nel mezzo di “Tre Cavalli” e c’ho trovato una frase che adesso vi scrivo e forse non è nemmeno così speciale rispetto a tante altre, ma che ho creduto scritta per me:

“Ti innamori, giardiniere?
No, solo mi scimunisco.
E com’è?
Bello.”

Così, con questo libro e il suo scrittore, ho scoperto che basta una frase per essere catturati da una storia. E vale questa cosa pure per l’amore, perché in fondo tutti siamo un poco come i libri, scritti e riempiti di vita, poi passa uno, ci trova, ci apre, e gli basta a sceglierci una piccola cosa. Così succede a tanti, non a tutti, di aver visto oltre l’insieme, di esserci “scimuniti”  per due occhi, o solo per le labbra, o solo per la carne, o solo per un riflesso dell’anima che ha brillato sopra tutto il resto. Mi sembra dolce questo modo di intendere l’amore, questa maniera di “scimunirsi”, di legarsi fosse pure al poco, ma per sempre.

Tre Cavalli è un capolavoro, un piccolo capolavoro della letteratura del nostro tempo. Una scrittura in movimento, che fatichi ad afferrare, a tener ferma, ricca di azioni, di descrizioni. Ci sono cielo e terra in questo libro, e ci sono due, che non sono soli, che si trovano e finiscono per…beh la storia non voglio raccontarvela. Ma tra questi due l’amore è guerra, ci troverete fiori, minestre, stelle, fiato, racconti nel racconto. La scrittura di Erri non vi lascerà più.

Se cercate meraviglia…

Auguri a Meryl Streep, che ha interpretato alcune tra le pellicole più belle della storia del cinema. Ne ho scelta una, “La mia Africa” nella clip del volo. L’ho visto un giorno di tanti anni fa, un giorno triste. Ero in cerca di meraviglia, l’ho trovata, e con la meraviglia pure il sorriso.

Solstizio d’estate

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Il giorno con più ore di luce di tutto l’anno, di conseguenza quella che viene sarà la notte più breve. Sappiate averne cura che di notte succedono cose bellissime! Questa notte così breve lascerà presto che le luci del mattino ci sveglino. Allora bisogna fare in fretta se vogliamo cogliere il mistero che ogni notte porta con se. Sappiate averne cura, regalatevi notti brevi e speciali, notti che non dimenticherete. Buona estate a tutti!!!!!!!

Costruire ponti

E’ lungo e mi dispiace, perdonatemi, e mi spiace così tanto dire questo mio pensiero, ma non posso farne a meno. Ieri, la manifestazione pacifica a favore della famiglia tradizionale, è stata un altro mattone con cui si sta costruendo un muro. E i ponti, ponti non muri, si devono costruire. Ponti, non muri. “Spero da grande di costruire ponti”, così rispondevo quando qualcuno mi chiedeva “cosa farai da grande” e io voglio una famiglia che costruisca ponti. Poi quelli crolleranno pure, ma non ci stancheremo di costruirne. La famiglia tradizionale non esiste, i ruoli si mescolano. In me porto molto della femmina, ma il mondo spesso mi chiede pure di essere un maschio e Dio non mi giudicherà per questo. Si, lo so, non è così semplice, così è farla facile, ma per me non è facile per niente. Ogni famiglia è speciale, straordinaria, un cumulo di errori, una montagna di incomprensioni, molto amore, spesso incompreso. Non ho mai pensato ai miei mentre facevano l’amore, anche se è grazie al gesto d’amore tra loro due che sono nata. Ma io so che mia madre e mio padre mi hanno generata dall’amore, non solo dall’atto sessuale. Brutto detto così vero? Perdonatemi io non so mai spiegarmi bene. Voglio dire che ho riconosciuto in loro non l’amore da cui m’hanno generata, ma l’amore con cui mi hanno accolta e amata dopo, adesso, domani. E l’amore non è un’origine sicura, non una sorgente certa, non sappiamo da dove viene, non dove va, non è regola, confine invalicabile, non è semplice, anche quando lo sembra, non lo trasmetti con un gesto, ma lo testimoni continuamente, al di là del tuo esser maschio o femmina, con le tue mani, le tue carezze, le comprensioni, gli slanci, i dirupi in cui per amore finirai. L’amore ci chiede di spingerci sempre all’altra riva, di andare oltre, di forzare la mano, di capire un po’ di più di quel che è nelle nostre possibilità. E io credo che ogni famiglia non si possa riconoscere in Adamo ed Eva, in loro ci si riconosce l’umanità, che poi fecero due figli e uno ammazzò l’altro, quindi se andiamo a prenderlo alla lettera quel racconto i conservatori ne uscirebbero pazzi. E vogliamo parlare della famiglia di Gesù? “Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre”. Ho fatto una confusione terribile, magari potrò chiarire più avanti. Per adesso concludo che l’amore tra due uomini e due donne non farà male a me e neppure a un bambino se amore è, e riconoscere loro un diritto credo sia un gesto di civiltà, un ponte, costruito per un tentativo di incontrarsi e imparare qualcosa in più sull’amore, di cui io, personalmente, so poco, davvero.

Parole come ciliegie

Ciliegie

Cinque giorni, questi ultimi, in cui non ho mai alzato gli occhi dal foglio. E’ tremenda l’arsura di parole che dura mesi, perché poi ti viene voglia di farne indigestione, come se le parole fossero ciliegie. Son salita allora sul ciliegio, ho cominciato, ho ripulito i rami, dal mio passaggio durato appena cinque giorni non è rimasto che il verde delle foglie. Ho tirato via tutto, ho ingurgitato tutte le parole necessarie per lo scheletro di questa storia nuova, che azzarda un po’ su un argomento difficile, che non conosco neppure troppo bene e quindi è una scommessa. Tutte queste parole che hanno riempito fogli di un’idea di storia nuova, parole come ciliegie, una tira l’altra, fino a sfrondare un albero intero. Cinque giorni di follia, senza respiro, in cui mi sono lasciata attraversare dalla voglia di fare bene, di fare meglio, di scarnificare, di arrivare al centro di quel che voglio raccontare. Ora viene il bello, ora che lo scheletro è sistemato viene la fase dei tentativi, del creare e del distruggere, dello scrivere e del buttare tutto ché non c’è niente che va bene. Tre romanzi senza editore pesano come un macigno sulle mie spalle, e allo stesso tempo sono pure le ali che mi aiutano a volare, sono la mia corazza, una protezione. Nessuno mai potrà dire di me che sto tentando una strada ma senza crederci davvero. Io ci credo, davvero, volesse anche dire topparla ancora. Così scendo dal ciliegio, soddisfatta del gusto dolce in bocca, pronta a uscire fuori dal giardino, oltre lo steccato, e provare a vedere cosa c’è in serbo stavolta per me.

Il sentiero dei nidi di ragno

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Calvino è stato il mio viaggio, lo è ancora. Il viaggio vero, quello che puoi fare anche da una poltrona, quello dell’anima, l’ho compiuto con le sue opere, tutte, davvero tutte. Amo sopra tutti “Le città invisibili”, non posso non considerare necessario “Lezioni Americane” e sceglierei di portarmi su un’isola deserta “Il sentiero dei nidi di ragno”, il suo primo, l’ultimo che ho letto. Pin io lo conosco, io l’ho visto, esiste davvero il ragazzino protagonista del libro, sono certa che Calvino ha raccontato quel ragazzino che ho conosciuto anche io. Non sono pazza, anzi, lo sono, Calvino ha contribuito a rendermi pazza ed è una condizione che ho accettato, che accetto ogni giorno, che prometto di continuare ad accettare, per non tradire l’idea che ho della vita, questo continuo alternarsi di finzione e realtà, di persone e personaggi, di scrittura e lettura, di fallimenti e successi, di odio e amore, di pace e guerra, di salute e malattie, di imprevisti e previsioni, di coraggio e paura, di voglia di volare e coraggio di strisciare. ” Ecco, Pin ora andrà via, lontano da questi posti ventosi e sconosciuti, nel suo regno, il fossato, nel suo posto magico dove fanno il nido i ragni.”…il mio posto magico, questa vita, quella che voglio, quella che vorrei, il mio regno.