Ultimo amore…

Triste, malinconico, Capossela è così, questa è la sua essenza,  ma pur essendo così di natura, non ha rinunciato a raccontare tutto il resto. Perciò ascoltandolo è facile che nasca sulle labbra un sorriso, per la sorpresa di essersi riconosciuti o di aver riconosciuto un episodio vissuto, fosse una sera di giugno o una festa o una favola o un addio.

L’appello più grande…

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Alla fine sono andata a votare, ma l’ho fatto a malincuore, incapace di rinunciare a un diritto e anche di compiere un dovere. La politica non è cosa per me, mi mette di malumore e me ne dispaccio, perché forse mi sarebbe pure piaciuto mettermi dentro a un progetto politico, sarebbe stato un tentativo di occuparmi della cosa pubblica, adempiendo così al più alto servizio in favore di una comunità. Sono andata a votare, nonostante fossi tentata di finire in quell’altissima percentuale di aventi diritto al voto che però ha scelto di non andarci. Ha vinto mio nonno e il suo sacrificio, battendo il disamore che si è radicato in me soprattutto negli ultimi tempi. Mi sento d’appartenere ancora a chi spera che le cose siano sempre migliori, che il popolo e i cittadini siano liberi e pure tutelati, nonostante quegli esempi di corruzione, che ci sbattono continuamente in faccia soprusi e incapacità. Mi è sembrato di dover scegliere il male minore ma ho scelto di scegliere, rischiando tra l’altro di essere investita da un’auto che correva fortissimo e mi ha quasi presa in pieno mentre attraversavo davanti alla scuola, così sono entrata con il fiatone, tremando di paura nella cabina elettorale. Ho scritto un nome, ho piegato la scheda e l’ho imbucata. Sono uscita, ho respirato forte, ho guardato il cielo, ho ringraziato quel santo che mi ha protetta sulle strisce da un pazzo che correva manco fosse su una pista ed ho pensato che essere vivi è una grande opportunità da non sprecare e che nessuno può scegliere per me come farlo. Ringrazio quel coglione che aveva fretta ieri e per poco non m’ammazza, perché m’ha richiamato all’appello più grande a cui devo rispondere ogni giorno, quello alla vita e di come viverla.

Nicholas Sparks. Il meglio di me.

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“Autore di storie melense e strappalacrime, adatto a sentimentalismi da quattro soldi”: è uno dei tanti pareri che ho trovato su questo autore. A me in realtà le sue storie hanno alleggerito molti tempi d’attesa e le ho trovate incantevoli, per non parlare poi delle trasposizioni cinematografiche. Abbiamo tutti diritto a sognare, e questo libro, insieme al film, hanno riempito un tempo di sogni e lo hanno nutrito di speranza. L’eternità di un sentimento è sacra, possiamo saperla più o meno raccontare, sentire, vedere, ma è quel che di più prezioso c’è da vivere, il destino che si svela giorno dopo giorno. In questo libro io ho trovato quell’idea che appartenersi non è legato necessariamente al tempo o agli spazi che occupiamo in questa vita, ma è un essere presenti l’uno all’altra, fin’oltre i muri e le ombre che ci separano. Questa storia è quella di un ragazzo e una ragazza, che si perdono, si ritrovano, in qualche modo straordinario la vita li separa senza permettere che si dimentichino. Lo leggerete velocemente, perché scorre in fretta, ma ci ritornerete, è abbastanza sicuro che vorrete ritornare da quei due. I libri di Sparks (li ho letti tutti), me li ha fatti scoprire un’amica, non ci sarei arrivata da sola, così tra me e lei ci sono pure queste storie, le impressioni che ne abbiamo avute, le opinioni scambiate in tante occasioni.