Parole come ciliegie

Ciliegie

Cinque giorni, questi ultimi, in cui non ho mai alzato gli occhi dal foglio. E’ tremenda l’arsura di parole che dura mesi, perché poi ti viene voglia di farne indigestione, come se le parole fossero ciliegie. Son salita allora sul ciliegio, ho cominciato, ho ripulito i rami, dal mio passaggio durato appena cinque giorni non è rimasto che il verde delle foglie. Ho tirato via tutto, ho ingurgitato tutte le parole necessarie per lo scheletro di questa storia nuova, che azzarda un po’ su un argomento difficile, che non conosco neppure troppo bene e quindi è una scommessa. Tutte queste parole che hanno riempito fogli di un’idea di storia nuova, parole come ciliegie, una tira l’altra, fino a sfrondare un albero intero. Cinque giorni di follia, senza respiro, in cui mi sono lasciata attraversare dalla voglia di fare bene, di fare meglio, di scarnificare, di arrivare al centro di quel che voglio raccontare. Ora viene il bello, ora che lo scheletro è sistemato viene la fase dei tentativi, del creare e del distruggere, dello scrivere e del buttare tutto ché non c’è niente che va bene. Tre romanzi senza editore pesano come un macigno sulle mie spalle, e allo stesso tempo sono pure le ali che mi aiutano a volare, sono la mia corazza, una protezione. Nessuno mai potrà dire di me che sto tentando una strada ma senza crederci davvero. Io ci credo, davvero, volesse anche dire topparla ancora. Così scendo dal ciliegio, soddisfatta del gusto dolce in bocca, pronta a uscire fuori dal giardino, oltre lo steccato, e provare a vedere cosa c’è in serbo stavolta per me.