Erri De Luca e Tre Cavalli

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Io ed Erri De Luca non ci conosciamo, ci siamo incontrati in un paio di occasioni, senza poterci conoscere. Un giorno, ho letto una pagina, aperta a caso, più o meno nel mezzo di “Tre Cavalli” e c’ho trovato una frase che adesso vi scrivo e forse non è nemmeno così speciale rispetto a tante altre, ma che ho creduto scritta per me:

“Ti innamori, giardiniere?
No, solo mi scimunisco.
E com’è?
Bello.”

Così, con questo libro e il suo scrittore, ho scoperto che basta una frase per essere catturati da una storia. E vale questa cosa pure per l’amore, perché in fondo tutti siamo un poco come i libri, scritti e riempiti di vita, poi passa uno, ci trova, ci apre, e gli basta a sceglierci una piccola cosa. Così succede a tanti, non a tutti, di aver visto oltre l’insieme, di esserci “scimuniti”  per due occhi, o solo per le labbra, o solo per la carne, o solo per un riflesso dell’anima che ha brillato sopra tutto il resto. Mi sembra dolce questo modo di intendere l’amore, questa maniera di “scimunirsi”, di legarsi fosse pure al poco, ma per sempre.

Tre Cavalli è un capolavoro, un piccolo capolavoro della letteratura del nostro tempo. Una scrittura in movimento, che fatichi ad afferrare, a tener ferma, ricca di azioni, di descrizioni. Ci sono cielo e terra in questo libro, e ci sono due, che non sono soli, che si trovano e finiscono per…beh la storia non voglio raccontarvela. Ma tra questi due l’amore è guerra, ci troverete fiori, minestre, stelle, fiato, racconti nel racconto. La scrittura di Erri non vi lascerà più.