Non sono ma vorrei essere…

Non sono economista, non sono giornalista, non sono parlamentare, non sono raccoglitrice di pomodori, non sono profuga, non sono cittadina greca. Non ho un lavoro fisso, anzi, per il mio lavoro non ho ancora mai preso una lira, ed è facile pensare che non sia colpa di nessuno, l’ho scelto e questa è responsabilità personalissima che sconto ogni giorno per vivere un sogno. Ma vorrei essere economista, giornalista, parlamentare, raccoglitrice di pomodori, profuga, cittadina greca per aver sentito su di me un poco di privilegi e un poco di schiavitù. Potrei capire meglio quello che non riesco a capire, perché davvero io non riesco a capire come si possa essere guidati dal denaro nelle scelte, come si possa nascondere la verità tra le inutili notizie date per spaventare con mostri inesistenti, come si possa sedere su uno scranno e sentirsi a posto con la coscienza per aver parlato di aria fritta. Potrei capire meglio cosa voglia dire che la terra è bassa, cosa voglia dire esser davvero in balia delle correnti, mai voluti, mai accettati in qualsiasi porto si approdi. E forse potrei pure capire cosa vorrebbe dire appartenere ad un popolo che ha inseguito la libertà e la democrazia, ma ha acchiappato solo schiavitù e tirannia.