Arturo, in un giorno di sole.

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In ogni incontro, la possibilità di ascoltarsi. Ho un rammarico, non essere più andata da Fratel Arturo, averlo perso tra mille appuntamenti, tra le distrazioni e gli obblighi della vita. Ma la sua voce serena m’è rimasta amica, il suo sguardo si posava sulle cose e le liberava. Celebrava messa per celebrare la vita, pane e vino sull’altare come sulla mensa. Non imponeva un pensiero, lo condivideva. Il mio incontro con lui, l’ultimo, è stata una riconciliazione con me stessa, con tutta una serie di scelte fatte per compiacere, senza il coraggio di ascoltarmi. Volevo dirti, caro Arturo, che mancherai al mondo, che saremo in tanti ad avere nostalgia di te e che quel giorno di sole, in un gennaio freddo e ostile, fece fiorire un giardino di fiori bellissimi, tutti colorati, fiori di pace che invocavi su di noi, che chiedevi a noi, a me.  M’hai insegnato a non credere alle favole ma al Vangelo di Gesù, che racconta l’uomo, racconta tutto dell’uomo. Quel giorno era il figliol prodigo, un racconto fondato sul conflitto, sull’invidia, ma che si risolve in una festa di pace. Mai come oggi, il mondo chiede pace, il mio cuore chiede pace e riconosce in te un padre speciale, che ha saputo regalarmela, in un giorno freddo di gennaio, col sole.

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