Avventura assicurata

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Io a Herman Melville voglio bene, un bene pazzesco. Nato a New York nel 1819, il primo di agosto, quindi nel cuore dell’estate, ha scritto il suo romanzo più famoso nel 1851. Moby Dick è un capolavoro assoluto, e non sto qui a dirvi che dovreste leggerlo, lo sapete da soli che certi romanzi valgono tutto il tempo che dedicherete loro. Io vi dico che l’ho letto non perché me lo abbiano fatto leggere a scuola, o me lo abbia consigliato un qualche mentore…io l’ho letto perché me lo hanno regalato e un regalo non si rifiuta mai, neppure quando è un libro e quindi porta dentro di se tutta la libertà del caso. Io l’ho letto e di alcuni passi mi sono innamorata…ma tra tutte le citazioni che potrei riportare, ce ne è una che ho imparato a memoria e allora vi riporto solo questa:

“Di sotto al cappello abbassato sul viso, Achab lasciò cadere una lacrima nel mare; e tutto il Pacifico non conteneva ricchezze pari a quell’unica piccola goccia.”

Allora, adesso, io ho scritto la citazione che ho imparato a memoria, a furia di leggerla…e a me non resta che commuovermi un po, rispetto al grande capolavoro che la contiene. Io amo i romanzi che mi raccontano il mare, il mio blog ha il nome vocativo di una storia che il mare lo sfiora soltanto, ma pur sfiorandolo soltanto ci butta un pezzo del racconto fondamentale…Pinocchio nella pancia della balena, anzi, del grande pesce. Ma il titolo del blog insegue pure l’immagine di Moby Dick, quella balena bianca che Achab insegue, che da senso a tutta la vita del capitano. Io davanti a queste storie mi tolgo il cappello, mi inchino, mi prostro con venerazione, perché raccontano l’anima dell’uomo che è la più grande avventura che si possa immaginare…nell’anima dell’uomo compiamo il viaggio più sorprendente che si possa immaginare. Ecco a cosa serve la letteratura, ecco perché amo Melville sopra ogni cosa, perché con lui e con il suo capolavoro l’avventura è assicurata…nella scrittura, nella storia, nell’immaginifico, nell’anima dell’uomo che in Achab si mostra e si nasconde, nell’anima che va a farsi benedire e pure a farsi maledire, nell’anima che Melville esplora, esplorando così se stesso ed ogni uomo, tutta l’umanità.

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