Niccolò Fabi, il concerto che aspettavo.

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Ho aspettato questo concerto col cuore carico di emozione. Quando è arrivato, il 18 maggio scorso, l’ho vissuto come un’occasione.  C’è l’occasione che viene a cercarti, quella che cerchi, che si propone e raccogli, accogli. L’incontro con la musica di Niccolò Fabi è un’occasione che è insieme tutte queste occasioni. Il concerto è stato un momento di vita di quelli che non scordi, si attaccano su qualche parte del corpo, si imprimono in qualche angolo dell’anima. Ha parlato a me, eravamo in tanti ma a me è sembrato che parlasse solo a me. L’ho ascoltato. L’ho sentito. C’è una canzone che più di tutte mi è arrivata al cuore, m’ha raccolta dall’angolo in cui mi sono infilata. “Facciamo finta” mi ha parlato della morte, ma non lo ha fatto con tristezza. M’ha parlato di illusioni, di piccole illusioni quotidiane, raccontate ai bambini, ai bambini che abbiamo intorno, ai bambini che siamo noi stessi. Illudere un bambino è facile, poi la vita smonterà tutto, o forse certe illusioni resteranno, resisteranno. Il finale è potente, per chi conosce la storia di quest’uomo al microfono, è stato impossibile non sentirsi coinvolti, commossi. Eppure è un finale che appartiene a tutti e questo è doloroso, così doloroso da essere tremendamente vero, anche per chi non è stato sfiorato da una morte tremenda. Nessuno ha saputo massaggiare la ferita che una morte ha lasciato su di me come questa canzone, come la sua voce, come quel momento del concerto in cui lui ha mostrato qualcosa di molto personale e per questo forse tanto comune. La vita più vera è comune, è nostra e di tutti. La vita più vera è quella dei momenti che non sappiamo raccontare per tanto tempo, poi invece li sappiamo dire, condividere. Diventano motivo di incontro.

“Facciamo finta che io posso schioccare le dita e in un istante scomparire, quando quello che ho davanti non mi piace non è giusto o semplicemente mi fa star male, facciamo finta che io torno a casa la sera e tu ci sei ancora sul nostro divano blu, facciamo finta che poi ci abbracciamo e non ci lasciamo mai più…”
Quello schiocco di dita è solo l’immagine di un’illusione, bellissima, anche se si smonterà perché la vita è così, smonta tutto, lo ricompone come vuole. Ringrazio Niccolò per la sua musica che si integra col miglior cantautorato italiano del nostro tempo, pur rimanendo sola, a brillare, un po come faceva quel De André che sapeva fare di una piccola canzone, un messaggio condiviso che mostrava qualcosa della vita che sapevi, ma di cui non avevi consapevolezza. Questo è il mio racconto di una serata straordinaria, condivisa con un’amica, il racconto di una notte che non dimenticherò.

3 pensieri su “Niccolò Fabi, il concerto che aspettavo.

      • Io invece i concerti li adoro, anche perché mi dà l’opportunità di visitare dei posti che altrimenti non vedrei mai: ad esempio l’ultimo concerto mi ha portato a Udine, ed è stata un’esperienza semplicemente deliziosa. E’ un posto molto vivace, giovanile, con persone davvero molto socievoli: se non ci sei mai stata, te la consiglio caldamente. Grazie per la risposta! 🙂

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