Tutti scrivono. Ma chi legge?

“Tutto lo scrivibile è già stato scritto”, lo ripeto a me stessa come fosse un mantra. Inizio così anche qualche incontro del mio laboratorio di scrittura, giusto per ricordare a chi sceglie la via della scrittura che potrebbe essere perfettamente inutile mettersi davanti alla pagina bianca e cominciare a raccontare. Questo per me vuol dire che c’è tanto da leggere, c’è tutto da leggere, vuol dire che scrivere è aggiungere ancora qualcosa al già scritto, ma che leggere è quasi un dovere per capire dove possiamo osare ancora qualcosa, riscrivendo una storia magari già scritta ma in modo nuovo. Tutti scrivono e l’editoria è in sovrappeso…pile di manoscritti appoggiate sulle scrivanie di editor al lavoro per trovare qualcosa di buono. Ma qualcosa di buono spesso resta nascosto, ed emerge sempre più spesso una scrittura che fa fare affari, più che promuovere un pensiero e uno stile nuovi.

Forse il mio disincanto è dovuto alla mia esperienza personale che si è imbattuta in continue porte sbattute in faccia non tanto perché scrivo male, perché invio lavori sgrammaticati, quanto perché non scrivo cose di interesse, al passo con i tempi. In fondo è vero, ma sento che qualsiasi cosa accada, scrivo storie per il bisogno di concentrare la mia visione del mondo in cose piccole, dove poter ritrovare qualcosa di molto umano.

Vorrei poter entrare in Wattpad (sapete tutti cos’è Wattpad no?), un giorno, e trovare ai primi posti in classifica una storia scritta bene, con uno stile riconoscibile, libera il più possibile di refusi, in cui fili un discorso senza interrompersi. Wattpad come un laboratorio in cui sperimentare la scrittura, in cui le storie non si ripetano, in cui le visualizzazioni non si comprino a suon di spam, in cui un editore abbia il coraggio di entrare per trovarci una buona storia e non una storia per fare soldi.

Leggo tanto, scrivo poco. Invidio tutta quella parte di Facebook in cui si ritrova gente che ha storie pronte all’uso, che scrive come se non ci fosse un domani senza accorgersi di ripetersi, continuamente. Tanti “autori”, pochi lettori.

Ho trentacinque anni, è una vita che scrivo, mi sono auto pubblicata per partecipare ad un concorso, non sono una scrittrice e fatico a trovare una storia su cui spendermi ancora. Mi sento un’aliena e così per cercare di tornare a sentirmi umana, leggo, leggo tutto quel che hanno scritto i grandi e pure i mediocri, così so che è completamente inutile aggiungere scrittura alla scrittura e imparo l’umiltà che serve per tentare di fare un lavoro apparentemente inutile, ma che voglio davvero fare.