IL VENTRE DEL LAGO di Robert McCammon

Ci sono passaggi di libri che non dimenticheremo. Io ho trovato in questo libro uno dei passaggi più belli e così è diventato indimenticabile. Stasera lo condivido con voi, inutile dirvi che mi cal…

Sorgente: IL VENTRE DEL LAGO di Robert McCammon

A Italo Calvino

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Devo il mio piacere per la lettura a Italo Calvino, ai suoi racconti, alle sue Lezioni Americane, agli spazzi in cui la sua scrittura è diventata per me una possibilità. Non sto facendo bene il mio lavoro, ma so che se con onestà e impegno mi metterò davanti a un foglio, avrò fatto già un primo passo importante. Lui ha scritto tutto lo scrivibile, mi sento una mollica di pane su una tavola imbandita, inutile rimanenza di una meraviglia che è già stata servita. Per questo sempre più forte in me è il desiderio di leggere, leggere senza dover pensare alla scrittura. Devo a Calvino tante notti in cui leggere è stato accendere una luce nel buio e vivere avventure straordinarie.

Lettere da spedire

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Questa foto l’ho fatta ad una pagina di una mia agenda. Risale a qualche tempo fa, almeno la prima parte. Poi c’è quell’indirizzo, che ho aggiunto solo ieri, è un modo per materializzare questo desiderio. Un desiderio antico, quello di trovare la mia cassetta della posta riempita di lettere…non indirizzate a me chiaramente, ma scritte da qualcuno per qualcun altro…lettere che non abbiamo il coraggio di spedire, a volte nemmeno di scrivere, perché ci vergogneremmo delle nostre parole che vanno a scavarci, che raccontano i nostri sentimenti. Io vorrei che quelle lettere avessero una possibilità, se non le vorrete spedire a chi dovreste, allora mandatele all’indirizzo che ho scritto nel foglio, in Strada Dritta 22  06024 Gubbio. Le vostre lettere arriveranno, vivranno, anonime o intestate. Saranno parole scritte e quindi vive, saranno le vostre storie che mi piacerebbe leggere, per le quali mi commuoverò…io non sono una psicologa, non sarà terapeutico, ma saprete che c’è un posto in cui quelle parole vivono…e magari ne farò un’ anonima posta del cuore, dove le storie vostre diventeranno storie che parlano a tanti. Anzi, non so precisamente cosa ne farò, io voglio solo conservare quel che andrebbe perduto, invitarvi a dire le cose che non dite…lasciarmi commuovere da lettere d’amore o di qualsiasi altro sentimento ci sia stampato. Le parole scritte non si perdono, così come le storie, e io ho sempre voluto non perdere nulla, di me e della vita intorno.

Così scrivete a Chiara Pellegrini, Strada di San Rocco 22, 06024 Gubbio PG. Una cassetta della posta, non una mail, ma una cassetta in cui arriveranno parole di inchiostro su carta, preziose per un desiderio forse sciocco, di tanto tempo fa, ma che ha resistito e resterà.

“Non aspettare la notte” Valentina D’Urbano

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Finalmente! Inizio così, con questa parola che ha il sapore di un’attesa che si compie perché ho atteso una nuova storia di Valentina D’Urbano con il fervore tipico di chi sa che non sarà deluso. E’ andata proprio così. Non si può rimanere delusi da questa storia, perché “Non aspettare la notte” è il racconto di vicende vicine, tremendamente vicine. Non tanto perché i protagonisti, Angelica e Tommaso, sono personaggi famosi, gente da copertina, ma per il fatto che sono due anime imperfette, nel corpo e nello spirito, piene di turbamenti. Non c’è alcuna volontà di far apparire questo due come supereroi bellissimi e ricchissimi, potenti, perfetti. Non c’è perfezione, non ci sono vicende straordinarie se non avrete occhi pronte a trovare lo straordinario nell’ordinario, in un amore di luci e ombre, di vette e abissi. Un amore che salva, un amore che condanna, che ci redime e ci può pure spezzare. Il racconto è tutto qui, come se fosse poco! In fondo Angelica è una ragazza come tante, nasconde le ferite, quelle del corpo, quello dell’anima, non lascia entrare nessuno, fino a quando Tommaso la vede, la riconosce, non per quelle ferite della pelle, ma per la luce che da queste filtra. Tutto è così reale nella scrittura di Valentina che è impossibile non domandarsi se li ha conosciuti davvero quei due, se li ha incontrati e fermati, se la storia qualcuno gliela raccontata. Ho trovato queste pagine bellissime, per la forza che hanno di dire che un amore è straordinario proprio quando ci viene vicino ed entra nei giorni, li illumina e non è qualcosa che accade agli altri, ma è una possibilità per tutti. Questo non vuol dire affatto che la nostra vita è destinata alla felicità, ma di certo è destinata alla verità. Mi dispiace averne scritto, perché risulta tutta la mia morale traboccante e la morale quasi mai è un veicolo per trasmettere la bellezza che abbiamo conosciuto. Eppure, se lasciate stare per un attimo tutto quello che ho detto fin qui, potrete fidarvi di quest’ultima riga in cui voglio solo dire che questo libro è un regalo che vi farete, che farete se avrete voglia di donarlo a qualcuno. Una voce fuori dal coro, una storia buona per tutte le età, anche per l’adolescente abituato alle fanfiction (si scrive così?) in cui tutto luccica senza brillare mai. Ecco, qui Angelica e Tommaso illuminano perché sono luminosi, anche feriti, anche contorti, anche infelici. Verità, questa è molta verità svelata, senza bisogno che vi stia a dire la trama…leggete e saprete.

Leggere è una scelta quotidiana.

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Quante volte ho sentito dire “non leggo perché non ho tempo”! Ogni volta provo a capire questa frase, ci provo davvero. Non dubito che possa essere vero, non dubito del fatto che a volte, in un giorno, non ci rimane tempo neanche per completare un pasto o per compiere tutti i doveri che ci spettano. E questo mi fa sentire aliena, a volte un’aliena piena di sensi di colpa perché prendere in mano un libro e mettersi a leggere sembra un lusso.

Eppure non è così, non è un lusso prendersi dieci minuti di tempo per leggere, è semplicemente una scelta quotidiana. Si, perché la lettura può accompagnarsi a tante altre azioni quotidiane necessarie…come per esempio andare in bagno, oppure addormentarsi, oppure aspettare che l’acqua della pasta raggiunga il bollore o che la pasta si cuocia. Oppure la fila in posta, o in banca, o nella sala d’attesa del medico. Bastano dieci minuti al giorno, sette pagine di un libro attraversate nemmeno troppo in fretta, in dieci minuti al giorno. 7 pagine al giorno per un mese di 30 giorni fanno un libro di 210 pagine. Vorrebbero dire 12 libri all’anno. Potrei continuare con le moltiplicazioni, ma mi fermerò alla poesia nascosta al numero 12 che è abbastanza approssimativo, perché esistono libri da mille pagine e libri di settanta pagine e capite bene da soli che i miei dati sono alquanto ambigui e poco considerabili. Comunque, mettiamo che ognuno di noi accetti la sfida dei dieci minuti al giorno, vorrebbe dire che potremmo conoscere storie di cui sapere tutto, che riusciremmo ad avere in noi più vite di quante riusciamo a vivere, che quelle storie possono diventare mondi nuovi, nuove spinte, idee e sentimenti da aggiungere.

Non so se mi sto sbagliando, se ho preso un granchio, se 12 libri all’anno sono da considerarsi una vera conquista, ma sono molto di più della media nazionale che considera che un italiano su due non legge nemmeno un libro all’anno, ma io immagino che non sia per questione di tempo.

Credo che leggere sia una scelta quotidiana, un modo di vivere e viversi, di accettare che noi siamo molto di più dei nostri doveri, dello status sociale che abbiamo faticato a raggiungere e che fatichiamo a mantenere. Tra le pagine di un libro noi scopriamo di appartenere a qualcosa di molto più grande del qui ed ora, siamo molto oltre il tempo, diveniamo infiniti.

Scegliere di leggere è un’azione immensa, perché dopo la lettura di un libro siamo diversi, oppure più simili a quel che vogliamo essere, più simili o diversi a chi incontriamo.

Leggere è la scelta quotidiana meno costosa e più libera che possiamo compiere, quella scelta che ci aprirà una strada quando tutto intorno sembra interrotto.

12 libri all’anno diventeranno sempre di più e se saranno di meno ne sentiremo la mancanza perché leggere è questione di anima, è un modo di stare al mondo, è scelta quotidiana che ci apre a possibilità infinite.

In ogni momento, anche davanti al caffè, o sul divano accanto a nostro marito, ad un figlio, immergersi per dieci minuti in una storia, è una scelta. Sapremo compierla?

“Il linguaggio segreto dei fiori”

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Questo romanzo non è una novità dell’ultima estate: Garzanti lo ha pubblicato nel 2011 ed è un romanzo d’esordio, aggiungerei un esordio di successo.

Vanessa Diffenbaugh ci racconta la storia di Victoria, una ragazza chiusa, introversa. Infanzia difficile la sua, tante ferite le hanno lacerato l’anima. I fiori che cura nel suo giardino diventano simboli delle sue emozioni. Si, Victoria è una donna che ama i fiori, il suo giardino è un regno in cui le emozioni si colorano, profumano, prendono forma. Non c’è niente che accada o sia accaduto nella sua vita che un fiore abbia mancato di rappresentare.  Tra difficoltà e insicurezze, paure e discanto, Victoria cerca la strada della redenzione da un passato complicato in cui non manca una colpa per la quale sembra non poter esserci perdono. Ma il suo cammino sfiora quello di un ragazzo, Grant ed è proprio grazie a questo incontro che la vita, nonostante Victoria abbia tentato di evitarla, la viene a cercare. Proprio quando il passato sembra avere l’ultima parola su tutto, ecco che il presente ha in serbo cose nuove.

Queste pagine sono riempite di una scrittura delicata e potente. Un romanzo sulla vita, sul dolore che a volte ci attanaglia, che sembra non farci prendere fiato, che ci imprigiona, ma soprattutto sulla possibilità di cambiare, di tornare a sorridere.

Una sorta di appendice dal titolo”Il dizionario di Victoria”, conclude il libro ed è un modo per entrare ancora di più in sintonia con il mondo raccontato, con la storia appena letta. Tra queste pagine i fiori assumono un significato, diventano simboli di emozioni che vi assicuro, non potrete dimenticare.

“Il linguaggio segreto dei fiori” è un libro femminile, profondamente femminile, scritto con una sensibilità che è sempre meno visibile nei modi della scrittura di oggi. Una voce fuori dal coro, un richiamo irresistibile per chi cerca una storia in cui perdersi, tornare al cuore di certe piccole cose che sono senza dubbio gli scrigni in cui si nascondono le emozioni più vere.

 

Leggere a settembre.

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In libreria, due nuove uscite hanno rubato la mia attenzione, molto diverse tra loro:

“Eccomi”di Jonathan Safran Foer, Guanda Editore,

“La natura esposta” di Erri De Luca, Feltrinelli Editore.

Attendevo Safran Foer come un bambino il suo regalo di compleanno. Un’attesa lunga che in questo giorni finalmente si compie.

Per Erri De Luca invece ho dovuto attendere molto meno, ma esplode comunque il desiderio di tuffarmi nel suo nuovo lavoro.

Ce ne sono altri, chiaramente, di cui magari parlerò più avanti, ma su questi due autori e delle loro nuove opere proprio non potevo proprio tacere.

A loro appartengono due libri che si sono impressi nella mia memoria, libri che spero di  non dimenticare: “Ogni cosa è illuminata” di Safran Foer e “Tre cavalli” di Erri De Luca.

Forse quel che ho provato leggendoli mi guida adesso nella scelta di leggerli ancora, nuovamente.

Mentre aspetto il corriere per la consegna delle due nuove opere, riprendo in mano le vecchie e mi rimetto dentro allo stile dei due autori: Erri De Luca, capace di puntare all’essenza, diretto, stretto, senza mezze misure e Safran Foer capace di molti registri nello stesso tempo, di intrecci da farti impazzire, di personaggi dall’anima vasta e sconfinata.

Due scritture diverse, due autori che insieme completano il mio desiderio di perdermi nelle storie per provare a ritrovare qualcosa di me.

Leggere a settembre è cercare un prato, un albero di mandorle pronte da raccogliere, stendersi su una coperta con due libri per compagni, molto diversi e che per questo portano il mondo tutto vicino, quasi a portata di mano, e aspettare che venga l’autunno senza rimpianti per l’estate che se ne va.