Essere vicini

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Giovanni Cupidi per me è come un fratello. Strano, perché non lo conosco, non gli ho stretto mai la mano, non l’ho nemmeno mai visto passare per strada. Ma io lo sento davvero come un fratello. Sta combattendo una grande battaglia, non solo per se. Le grandi battaglie nascono nell’intimo di un’anima ma non si combattono solo per se stessi. Giovanni è tetraplegico, ha un profilo Facebook su cui scrive, tenendo aggiornato chiunque voglia capire qualcosa su quello che fa e perché lo fa.

Vive in Sicilia, si batte per l’assistenza domiciliare di cui lui e tanti altri hanno bisogno, un’ assistenza che non c’è.

Giovanni non è un eroe dei nostri giorni, è solo un uomo capace di muoversi (uso non a caso questo verbo) e far muovere altre coscienze sulla strada della civiltà, dei diritti per tutti, delle questioni che vanno sempre difese senza mai abbassare la guardia.

Essere vicini, nel mondo 2.0, sembra sempre più semplice, ma in realtà ci sono troppe periferie ancora, troppe zone irraggiungibili per molti, irraggiungibili perché per arrivarci non basta una tastiera, non bastano le parole, servono i fatti, servono che le istituzioni facciano il proprio dovere, serve che i cittadini capiscano che essere umani è garantire a tutti uguali diritti.

L’assistenza domiciliare è il diritto innato alla vita per molte persone. Io vi dico quello che penso: credo che Giovanni abbia vita e coraggio da vendere, credo che lui abbia voce per tutti quelli che non ce l’hanno e anche per chi ce l’ha ma non sa come usarla, cosa farci. L’assistenza domiciliare in Sicilia, ma sono certa anche in altri tanti posti, è un orizzonte che si avvicina, grazie alle persone come Giovanni, che invece di restare in silenzio, scelgono di raccontare e dire quello di cui c’è bisogno. In Sicilia c’è bisogno che le istituzioni comincino a fare quello che devono fare.

Non sono gli eroi a fare la storia. La storia la fanno gli uomini, tutti i giorni. Quelli che si muovono per il bene comune e, un passo alla volta, cambiano le cose.

Un sit-in in piazza e qualcosa si è mosso, un assessore si è dimesso, un impegno è stato preso. Ora Giovanni siederà al tavolo delle istituzioni della Regione Sicilia per portare il suo contributo e cambiare la situazione. Non so come finirà, so che la strada è aperta davvero e Giovanni è portavoce di tutti noi, noi normali, noi che siamo lontani da certe condizioni e certi problemi, così lontani che facciamo fatica anche solo ad immaginarli. Ma ad un certo punto abbiamo scelto di essere vicini, di sentirci vicini e non guardare più le cose con pietà, certe condizioni come sfortune. Abbiamo compreso e sentiamo certe condizioni come diversità e per questo come ricchezza, come diversità e per questo normalità, ché due vite uguali nel mondo non le trovi, questa è l’unica regola. E ogni vita, normale e diversa, ha bisogno di essere presa, guardata, curata, amata.

Grazie Giovanni per averci permesso di essere vicini a te.

Il valore della scrittura

Piccola premessa: il mio è solo il parere di un’aspirante scrittrice che legge molto e riesce a scrivere poco. Considerate che nel 2017 non ho scritto neanche una mezza riga! Proprio questa assenza…

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Il valore della scrittura

Piccola premessa: il mio è solo il parere di un’aspirante scrittrice che legge molto e riesce a scrivere poco. Considerate che nel 2017 non ho scritto neanche una mezza riga!

Proprio questa assenza dalla pagina scritta mi ha fatto riflettere moltissimo sul senso dello scrivere e sul valore che la scrittura ha per me.

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Mi è capitato di collaborare nel 2016 con una pagina Facebook che si occupa di recensioni di libri. Molti dei libri che ho recensito sono auto-pubblicati. E mentre mi occupavo di questo provavo a sponsorizzare e pubblicizzare il mio libro, anch’esso auto-pubblicato perché partecipante ad un concorso letterario che prevedeva proprio l’auto pubblicazione per poter partecipare. E’ finita la mia collaborazione per il blog perché ho dimostrato una notevole incostanza nelle mie consegne, forse per la fatica che faccio nel dover leggere un libro che non mi appassiona. È pure finito il concorso dove la mia storia è arrivata alla finale senza però vincere, e quindi ho ritirato l’opera. Non ho mai creduto davvero nel self, e questa esperienza ha rafforzato la mia sfiducia verso il mezzo.

Si, la verità in fondo è che tutta questa scrittura self mi ha annebbiato il cervello, mi sono abituata alla mediocrità, così tanto abituata che la mia scrittura è scesa di livello. Ho peggiorato il mio stile, ho diminuito le attese rispetto alle mie possibilità, ho tentato nel frattempo di recensire le storie con professionalità, ma non avendo competenze adeguate sono finita in panchina e forse ho fatto pure perdere qualità a quel blog in cui ci sono amministratrici che hanno proprio voglia di fare bene e condividere la passione per la lettura e la scrittura ma spesso si sono trovate come me in difficoltà perché davanti a un loro parere ci sono state aspiranti scrittrici che se la sono presa per un parere magari negativo.

Ma la scrittura è qualcosa di troppo prezioso per me, di troppo importante e non voglio sminuirla, non voglio appiattirla. Io voglio correre il rischio di diventare antipatica e ignorare tutta quella carovana di gente disposta a tutto per promuovere una storiella. Acquisterebbero valore quelle storie se fossero messe in rete online, magari esposte al giudizio dei lettori, ma gratuitamente. La connessione è un mezzo per far girare le storie, per farle arrivare a un pubblico, così magari da essere stroncate e poi migliorate. Esercizi di scrittura per poter vedere se si è in grado di scrivere storie degne di essere pubblicate.

Il valore non è guadagno, il valore della scrittura è nella stessa scrittura, che è passione, bisogno, non un lavoro (almeno fino a che un editore ci proporrà un contratto), non una speculazione, non un campo di battaglia su cui scontrarsi. La scrittura è un giardino in cui incontrarsi e confrontarsi. Il valore della scrittura è far crescere il potenziale, far salire l’asticella della qualità delle storie che scriviamo, che sono sacre e per queste andrebbero trattate con un rispetto che manca troppo.

Non scrivo più, sono arida di parole, è un bel problema per me questo. Ma so che non tornerò a scrivere solo per dire che ho venduto mille copie di un libro in self. Io ho grandi sogni, perdonatemi.