A Michele

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Il ciclismo non manca di scorrettezze, di scandali, è uno sport fatto dagli uomini e gli uomini non smentiscono la loro natura. Ma il ciclismo è soprattutto pedalare, fare fatica, condividerla e arrivare oltre un traguardo, farlo non solo in gara. 
Tante immagini sono rimaste nella storia, belle perché immortalano gesti e gesta indimenticabili. Questa mi riporta il senso di un’anima divisa in due, anima vincente e gregaria, che stabilisce la giusta natura delle cose in una gara e una tappa onorate dal passaggio di due grandi. Michele resterà, per me che lo conoscevo solo per la sua passione diventata ben presto il suo lavoro, soprattutto in questa foto, in quelle di quel podio.
Come tutti i grandi sapeva prendersi poco sul serio e nelle piccole questioni quotidiane ha saputo diventare straordinario per tanti appassionati di ciclismo. Era vicino, potevi beccarlo in giro per le colline marchigiane, umbre, le colline di casa. Come Pantani, col suo Carpegna. Come il Sic e i suoi motori a Coriano. Vicini, quasi condividessero lo stesso sangue pazzo, gli stessi modi in cui la vita cresce nutrita della bellezza del mare e della terra. Pianura, salita. Velocità, concentrazione. Appartenenza, lontananza contata in chilometri. Fatica, libertà. Visione di orizzonti che si allontanano ogni volta che pensi di raggiungerli, condivisione di allegria pura per esserci riusciti solo e meglio insieme.
Mancherà Michele, il suo sorriso capace di rompere la durezza dei suoi spigoli, un sorriso grasso che si apriva sincero sul suo viso magro.
Il ciclismo è ancora più grande, i suoi sacrifici hanno compiuto l’impresa di allargarci il cuore e farci amare ancora di più questo sport, senza dubbi, senza rimpianti.

carmen pellegrino

Letto in poco meno di una settimana, un poco per sera, prima di dormire. Ma il sonno, una storia così, te lo toglie. Perché questa storia, di un padre e di una figlia, viene a pungolare la coscienza. In Giosuè e Lulù ho finito per ritrovare qualcosa di me e delle mie distanze, delle mie questioni complicate, delle mie attese verso il mondo e i rapporti con chi lo abita. Una storia di vita, sulla vita, quindi dalla vicenda che racconta finisci per passare lo sguardo su quel che hai addosso, sulla tua vita che, in certe cose, somiglia a tutte le vite intorno. Nella scrittura di Carmen ho finito per trovare me. Non chiedo altro a un libro che questo: fammi pure andare lontano, portami dove vuoi, ma fammi tornare, lascia che torni a guardarmi, a conoscermi un poco più di prima.

Così, per la seconda volta, perché così già mi era successo con la sua prima storia “Cade la terra”, mi sono potuta mettere in cammino.

Ultimo, non meno importante, è il pensiero che non esistono libri, ma esistono storie. Le storie finiscono nei libri, così più facilmente raggiungono un lettore, ma io sono certa che certe storie raggiungerebbero comunque un lettore. Non chiedetemi come e perché ho pensato questo, ma in questa scrittura che racconta di lettere consegnate a un fiume, ho sentito la speranza più grande che ho, quella di poter essere raggiunta dalle storie, quelle dei libri, quelle scritte sui muri, nei fiumi, sulle pietre, sugli alberi, nel mare, tra le nuvole e in un tramonto, tra le vie delle città.

“RACCONTI” di Chiara Pellegrini

Ho scritto dieci 11216271_10205187234693681_1164325185_n.jpgracconti brevi, li ho messi insieme e ne è uscito un ebook.

Gratuito, in download su Amazon e altri store.

Il cuore di ogni racconto è un incontro, non solo quello che accade ad un certo punto della vita tra persone.

Ora, il perché io li abbia scritti, raccolti e pubblicati, ha molto a che fare non tanto con il sogno di diventare una scrittrice, piuttosto con il desideri che questi racconti se ne vadano in giro, vengano letti e magari qualcuno decida pure di commentarli. Cerco il contatto e in quel contatto vorrei poi sentirci la spinta verso le cose nuove, verso le nuove storie che sono in giro  aspettano solo che qualcuno le racconti.

L’immagine in copertina è un disegno che mi è stato regalato. Una finestra da cui una ragazza guarda il mondo, e magari cerca proprio quelle storie ancora da raccontare. Ho somigliato e somiglio ancora all’immagine. Ho avuto la mia finestra da cui mi lasciavo sorprendere da chi stava fuori. Poi sono uscita anche io, ora sono in giro, ma nel cuore quella finestra rimane, aperta, col cielo nella stanza e i fiori appesi alla ringhiera del terrazzo su cui la finestra si apriva. Era la mia stanza, il mio terrazzo, la mia finestra e da questi posti sono venuti fuori le dieci storie che potrete leggere.

Mandarle in giro è un modo per chiudere quel cerchio, per guardare avanti, da nuove finestre, per percorrere strade nuove.

Dieci storie scritte, tante ancora da scriverne.