“Le nostre anime di notte” di Kent Haruf

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Ci sono libri necessari, sono come il pane, l’acqua, l’aria da respirare.  NN Editore ne ha riconosciuto uno e lo ha pubblicato, eccolo qui.

Kent Haruf, già autore di una trilogia che ho amato e di cui presto scriverò, ha raccontato in “Le nostre anime di notte” di sentimenti universali, senza tempo, eppure per molti versi dimenticati.

I suoi personaggi li riconosci perché vestono panni in disuso, leggeri come seta, e abitano luoghi che il resto del mondo abbandona.

L’America piccola e simile alle nostre città di provincia, dove il chiacchiericcio della gente è unico sottofondo, il passatempo più praticato.

Eppure, Addie Moore e Louis Waters, sanno ascoltare il richiamo più forte di ogni giudizio e scelgono di incontrarsi, di stare insieme.

Non è l’amore sfacciato e senza pudore a cui certa letteratura contemporanea e di successo ci ha abituati. Qui le anime dei protagonisti sono al centro di tutto, delicate e semplici nei sentimenti. Brillano di una luce che illumina lo spazio intorno, lo rinnova.

Non sono due ragazzini Addie e Luois, la loro vita sembra essere già tutta vissuta, passata. Sono nel tempo in cui potrebbero sedersi ed aspettare quel che resta, nella solitudine dei ricordi e nella malinconia di sentirsi arrivati. Ma quella solitudine è un muro che viene giù, basta una telefonata per aprire crepe da cui far passare tenerezza, affetto, desiderio. Si trovano, sembrano essersi aspettati, sembra che così il destino gli abbia aperto la strada. E per i cuori senza età non c’è tempo o spazio, non esistono convenzioni e timori che possano allontanarli.

Non posso non pensare di aver fin troppo sminuito questa meraviglia, così smetto le parole e lascio il solo consiglio che sento di poter dare: leggete questo libro, apre strade infinite.

“Trilogia della frontiera” di Cormac McCarthy

Ho appena finito il viaggio tra queste pagine. Provo a scrivere qualche pensiero perché questo è uno dei libri più belli che io abbia letto.
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Il Texas, il Messico, la frontiera in sella a un cavallo. Il tempo che questa scrittura scandisce è lento. La storia è tutta un susseguirsi di piccole cose viste al dettaglio, minuziosamente descritte. L’America dei grandi spazi diventa lo sfondo ideale per le vicende di uomini leggendari non perché compiono imprese straordinarie, ma per i loro destini che incrociano il dolore, la solitudine, la meraviglia di scoprirsi vivi.

Tutto si muove su un piano leggermente inclinato e i personaggi scivolano verso una terra nuova, verso la conquista di uno spazio fatto di cielo, stelle, vento, ranch, pure un bordello in cui incontrare una ragazza che somiglia a una rosa in mezzo al deserto.

In questa trilogia, McCarthy mescola carezze e schiaffi, un po’ come fa un padre che vuol condurre i propri figli a un orizzonte di saggezza e coscienza.
Dopo un libro così si ha nostalgia di tutto. Dopo un libro così si può pure piangere, come si fa alla fine di qualcosa di davvero importante.

Non so consigliare libri, elencare i motivi per cui dovreste leggere un libro. Io so solo che queste mille e più pagine sono entrate una per una nella mia anima e vorrei che entrassero pure nella vostra.