“Trilogia della frontiera” di Cormac McCarthy

Ho appena finito il viaggio tra queste pagine. Provo a scrivere qualche pensiero perché questo è uno dei libri più belli che io abbia letto.
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Il Texas, il Messico, la frontiera in sella a un cavallo. Il tempo che questa scrittura scandisce è lento. La storia è tutta un susseguirsi di piccole cose viste al dettaglio, minuziosamente descritte. L’America dei grandi spazi diventa lo sfondo ideale per le vicende di uomini leggendari non perché compiono imprese straordinarie, ma per i loro destini che incrociano il dolore, la solitudine, la meraviglia di scoprirsi vivi.

Tutto si muove su un piano leggermente inclinato e i personaggi scivolano verso una terra nuova, verso la conquista di uno spazio fatto di cielo, stelle, vento, ranch, pure un bordello in cui incontrare una ragazza che somiglia a una rosa in mezzo al deserto.

In questa trilogia, McCarthy mescola carezze e schiaffi, un po’ come fa un padre che vuol condurre i propri figli a un orizzonte di saggezza e coscienza.
Dopo un libro così si ha nostalgia di tutto. Dopo un libro così si può pure piangere, come si fa alla fine di qualcosa di davvero importante.

Non so consigliare libri, elencare i motivi per cui dovreste leggere un libro. Io so solo che queste mille e più pagine sono entrate una per una nella mia anima e vorrei che entrassero pure nella vostra.

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