Concorso scuola, odissea dei nostri giorni.

Ho superato il concorso scuola 2016, in realtà l’ho superato nel 2017 perché in questo paese spesso le cose vanno per le lunghe. L’ho superato, non l’ho vinto perché nella classe di concorso Infanzia per la regione Umbria i posti per il ruolo erano meno del numero di quelli che hanno superato la prova scritta e orale. Così ora vivo nel limbo degli idonei, quelli che magari un giorno saranno chiamati per una supplenza, o magari chissà anche per un futuro posto fisso. In questo paese il lavoro più che un diritto è un sogno e io continuo a sognare.
Stamattina ho incontrato una persona che il concorso l’ha vinto e nelle sue parole ho letto una sorta di compassione verso di me del tipo “poverina che sei stata a non riuscire a rientrare in graduatoria!”. Uno sputo in faccia mi avrebbe umiliata di meno. Siccome mia nonna diceva sempre “meglio invidiati che compatiti” colgo l’occasione per esprimere un pensiero in merito a questa avventura.
Ho sostenuto insieme a tanti altri lo scritto del concorso il 31 maggio 2016, a Città della Pieve, dopo che il giorno prima avevo sotenuto lo scritto per la classe sd concorso Primaria, a Spoleto. Due giorni intensi, difficili, passati ad affrontare prove di cui abbiamo ricevuto l’esito otto mesi dopo. L’orale l’ho sostenuto il 18 febbraio 2017, dopo venti giorni che mi è stato comunicato il risultato dello scritto: 34.8 che tra il minimo di 28 e il massimo di 40 non è male. Mi sono presentata all’orale, carica di aspettative, sono stata tra le prime. In 35 minuti dovevamo presentare un’unità di apprendimento su un argomento estratto 24 ore prima. Mi sono seduta davanti alla commissione, ho infilato la chiavetta nella porta USB del computer fornito dalla scuola, nel formato richiesto, ma il computer non lo leggeva. L’ansia ha cominciato a salire, ma ho comunque raccontato il mio lavoro, pur non potendolo far vedere. I pensieri hanno iniziato ad affollarmi il cervello, insieme alla rabbia e la delusione per il mio lavoro fatto di grafica e idee che sentivo sprecato. A ben oltre metà della presentazione, il tecnico mi ha offerto la possibilità di utilizzare un altro computer, mi ha dato la possibilità di usufruire di un mio diritto, che per paura o timidezza non ho reclamato da subito. Una pausa abbastanza lunga è seguita, per permettere al tecnico di fare il suo lavoro. Mi ripetevo di stare calma, non dovevo mollare, non potevo dfarmi bocciare , ero preparata!
Tutto si è concluso dopo quasi un’ora, rispetto ai 45 minuti previsti per la prova, mi sono guadagnata quel 30, combattendo i limiti che mi porto dentro o almeno provandoci, non ho preso di più per colpa mia e delle mie insicurezze, ma non posso non pensare che sia stata pure colpa di una scuola impreparata. Un 30, che non è nemmeno il minimo e le scuse del tecnico che ha capito la mia tensione da imprevisto.
Gli orali sono proseguiti fino a metà aprile, così chi è venuto dopo ha avuto più possibilità di prepararsi. Si, l’ho pensato, mi sono sentita svantaggiata, ma altrimenti non si poteva fare e questo paese, che assicura la legalità di un concorso, non può anche assicurare la giustizia, proprio non ce la fa. Comunque in 152 hanno fatto meglio di me e adesso, il limbo è casa mia. La scuola resta il sogno per cui spendermi, non il solo, ma insieme a quello della scrittura di certo il più importante. Stamattina ho incontrato chi è riuscito ad arrivare alla meta. Mi sarei aspettata più intelligenza, più vicinanza, piuttosto che la falsa compassione che ha sfoggiato. Mentre lei parlava, io pensavo a quello che sento in modo forte, rispetto a questa avventura, al rispetto che provo per chi si è seduto davanti a quel computer come me, quel lontano 31 maggio e ha provato con tutto se stesso a fare meta, chi ci è riuscito, chi non ce l’ha fatta, chi è risultato idoneo e vive nel limbo. Un concorso è solo una prova affrontata in un paese che, anche quando assicura la legalità, non riesce ad assicurare la giustizia. Giusto sarebbe stato se avessimo avuto tutti lo stesso tempo per prepararci. Così, nei miei venticinque giorni di tempo, ho studiato, ho chiesto aiuto, sono cresciuta in un mestiere che richiede preparazione, cuore, volontà. Se avessi avuto due mesi in più… ma questa è una possibilità da non prendere in considerazione, magari avrei fatto peggio chi può saperlo!
Tra poco inizia un nuovo anno scolastico tra poco, per alcuni sarà un nuovo inizio per un percorso ricco di sfide, per altri un anno ancora pieno di incertezze. Lo Stato e le sue istituzioni, continuano a non credere abbastanza nella scuola, a non dare gli stessi strumenti a tutti, a non riconoscere il diritto al lavoro e di conseguenza ad un’istruzione che possa dare ai bambini, ai ragazzi, agli adolescenti, tutte le possibilità che meritano per essere felici oggi e uomini sempre più umani domani. Forse è proprio così che doveva andare, forse si poteva fare meglio, io di certo, e magari pure l’istituzione. La nostra Odissea continua, Itaca è in qualche luogo, laggiù, godiamoci il viaggio, combattiamo, superiamo gli ostacoli, rafforziamoci. Arriveremo.

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