Libri, letture e fotografie. Sono tornata.

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Sono qui, stasera, dopo tanto tempo, tutto quello che mi è servito a capire se questo blog è il luogo che avevo davvero immaginato e voluto per la mia scrittura. Mi sono guardata indietro e pure un po’ dentro. Non tutto quel che ho scritto qui mi piace, ma è il mio posto, quello di cui ho sentito la mancanza e al quale adesso, stasera, faccio ritorno. Il mio posto in questo grande, immenso mondo fatto di storie e scritture on-line.

Torno scrivendo di un libro, uno di quelli che sono stati e sono importanti per me. Allora comincio.

Un po’ di tempo fa abbiamo cominciato a fotografare libri.
Io ho iniziato quando la condivisione sui social mi ha fatto sentire che era possibile parlare liberamente delle mie letture non solo a qualche amico o amica, ma anche a persone più lontane da me. Non so perché questa spinta, non me lo chiedo, mi piace semplicemente raccontare quello che un libro mi ha fatto vivere. Se scavo nella memoria trovo tanti libri importanti per me, di cui mi piacerebbe saper esprimere a parole l’altezza a cui mi hanno condotta, l’altezza delle storie che raccontano, l’altezza di certi personaggi, di certe scritture. Chiedi alla polvere di John Fante, è diventato uno dei libri che amo fotografare per attaccarci poi qualche pensiero mio, poco legato allo stile, più intriso di emozioni e impressioni.
Un libro che ho avuto voglia di finire lentamente. Volevo il tempo di imparare e fissare qualche passaggio, restare nell’atmosfera, trovare spazio per l’immagine di quello scrittore che ad un certo punto dice: Dovevo scrivere una storia d’amore, imparare cos’era la vita!
Ecco sì, ho avuto bisogno di masticare e ingoiarmi i singoli pensieri, i desideri di Arturo Bandini.
Mi è venuta voglia di rileggerlo, con lo stesso passo lento di sempre, come a volermici spalmare un po’, come a volerci combaciare con Arturo, con lo scrittore che cerca il modo di trovare vita per sè. E come fa lui, tra la polvere, nel deserto, tutto quello che sembra morirci dentro, sotto, in mezzo, tirarlo via, provare a salvarlo, inseguirlo quando sfugge. Bandini scrive, sogna, muore un po’ tra quella polvere, come tutti, come tutto, appare ingenuo fino all’illusione, ma diventa quasi amico. Viene voglia di chiamarlo, al telefono, condividerci la gratitudine per il suo viaggio, che diventa il viaggio di ogni lettore che a questo libro si avvicinerà.
Il lontano si fa vicino, una foto non è mai solo una foto e un libro, quando è un bel libro, è una grande avventura da raccontare.

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