Sulla scrivania

Ho una storia. Dall’inizio al finale. Stesa su sessanta fogli.

Ho un dilemma: che farne?

Ho una tentazione: la pubblico senza dirlo a nessuno, faccio da sola.

L’hanno letta in tre. Hanno tirato via gli errori che a me, nelle numerose riletture, mi sono sfuggiti.

In quanto tempo l’ho scritta? In due anni.

Mi piace? Tanto, tantissimo.

Ma vuoi fare o no la scrittrice? Questa domanda, oggi, mi fa sorridere. Da questa domanda dipende buona parte degli ultimi quindici anni della mia vita. E non ho risposta, o meglio, ho una risposta che cambia spesso. Ero ossessionata dall’idea di voler fare la scrittrice. Ora amo scrivere, ma questo mi basta, mi basta il piacere, mi resta il piacere della scrittura.

E allora perché, mi chiedo, non so cosa fare adesso? Non so se buttarla là, tra le storie di tanti, troppi, auto-pubblicate, o trattenerla, chiuderla nel cassetto, o ancora mandarla a un editore, tentare gli stessi passi, bussare a porte troppe volte rimaste chiuse.

I fogli riposano, i dubbi avanzano.

 

 

 

 

 

 

 

 

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