A Liliana Segre

Non è servito leggere Anna Frank, Primo Levi, Etty Hillesum. Parlo alla mia generazione, alla classe ’81. Eppure a scuola abbiamo letto le loro storie, anche come libri per le vacanze delle estati, quelle che non torneranno più. C’è una parte della mia generazione che odia Liliana Segre, senatrice sopravvissuta al lager e a quel che è stato prima, a quello che è venuto dopo. Quelli che hanno tra i trenta e i quaranta, che hanno letto senza aver capito. Appartengo a quella generazione, non a quelle idee. Leggere commenti contro Liliana Segre, contro la sua scorta, mi fa pensare che non serve leggere se poi la vita scorre su altri binari. Eppure, credo ancora nei libri, nelle storie, nelle testimonianze. Possono leggerli i bambini, i ragazzini, possiamo leggerglieli a voce alta quei libri, costruire con loro idee di futuro reali, di un futuro di impegno nella difesa di uno stato di diritto in cui se uno è in pericolo, va difeso. Se non fosse servito, forse servirà. Non arrendiamoci.
“Nella pancia della balena” è il blog che ho aperto e che non voglio chiudere, perché ho bisogno di un posto in cui poter esprimere un pensiero così.
Grande, grandissima solidarietà ad una donna che ha vissuto su di sé il male che l’uomo può fare.

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