Come un giro in altalena

Il tempo della scuola elementare è passato da un pezzo. Credevo di non trovarlo più, di non poterlo più incontrare, di averlo dimenticato. Credevo di non riuscire più a trovare la sua impronta sul mio cammino. In realtà per buona parte della mia vita ho provato a dimenticarlo, ma non si dimentica, non si può dimenticare, nel senso che prima o poi un frammento di qualcosa torna e riaccende la luce. 

Tornare in una scuola da insegnante è stato scoprire che avevo ancora con me un carico di emozioni enorme, infinito.

Sono tornata a scuola un giorno di qualche anno fa, senza sapere come trovare un posto che potessi considerare giusto il più possibile, stando seduta in cattedra o in piedi accanto alla lavagna, o passando tra i banchi, accanto ai bambini. Il mio primo giorno da insegnante non avevo lezioni pronte, non potevo dichiarare e documentare una preparazione attenta e all’altezza del compito, non avevo in tasca parole giuste per buoni insegnamenti da impartire. Con un carico di dolore e fallimenti che era riuscito fino a quel momento a tenermi lontana, sono rientrata in una scuola. Avevo l’idea di dover essere pronta, non lo ero affatto. Non si è mai pronti per quello che poi è davvero importante. Non si è pronti mai a cambiare sguardo, prospettiva, però la vita spesso lo chiede.

Un giorno alla volta ho imparato e disimparato, per poi imparare nuovamente, che forse il posto giusto in assoluto non esiste, ma occorre riconoscere il momento e in quello immergersi. Essere presenti. Tenersi pronti. A questo tendo: al presente della relazione che implica non un solo modo ma infiniti modi, posti, scelte, pensieri, emozioni, lezioni, parole, silenzi, spazi per desideri.

E la verità più vera è che ho incontrato un bambino in quella scuola, la verità è sempre un incontro dal quale, come un gomitolo rotolante, si stende un filo di cui qualcuno tiene il capo, un filo come una strada… l’ho seguita, una strada di bambini e insegnanti, di incontri preziosi che tengo con me.

In questa lontananza forzata mi manca l’esserci, la presenza vera.  Mi mancano i bambini, le colleghe. Mancano alla bambina che ero trent’anni fa, all’adulta che sono ora. 

Sono questi i giorni del’incertezza, che somigliano a un giro in altalena. Tra alti e bassi sogniamo ancora il cielo, la gioia di sorrisi e stupori. Arriveranno, possiamo trovarli pure adesso, in questo fermo immagine, se ne avremo voglia, con entusiasmo e creatività. 

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