Scritture in quarantena

Vorrei scrivere lettere.

A chi ho nel cuore e vive ora più o meno come me.

Vorrei metterci un’onda di mare

Un raggio di sole

Il granello di polvere che trovo ovunque,

sotto il letto,

sul pavimento della cucina,

la briciola del pane caduta dalla tovaglia.

Vorrei scrivere lettere.

Metterci dentro la corda sol della chitarra

che è per me la più bella.

Vorrei scrivere lettere.

Privarle di importanza

saperle raccontatrici di superfluo.

Vorrei scrivere lettere

con dentro l’odore dell’abete rosso dei boschi dolomitici,

l’ho respirato a lungo,

nessun virus potrà farmelo dimenticare.

Vorrei scrivere lettere dal futuro,

col mio amore per te,

ad aspettarti intatto quando il viaggio che hai cominciato tanto tempo fa,

senza di me,

a me ti riporterà.

Usciremo da questi giorni

e niente sarà come prima o forse tutto.

Neanche queste lettere che vorrei scrivere.

E il tempo,

la stella che brilla,

la luna che cresce e cala,

oltre la collina,

indicheranno nuovamente la festa,

l’allegrezza,

la devozione di processioni e messe.

E scrivo allora che tutto manca,

ma che tutto,

inspiegabilmente,

come un miracolo,

è qui.

 

 

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