Ermanno Olmi, memorie accese, vite in vita.

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“Potrei sopravvivere alla scomparsa di tutte le cattedrali del mondo, non potrei mai sopravvivere alla scomparsa del bosco che vedo ogni mattina dalla mia finestra.” Sono parole di Ermanno Olmi che oggi ho ritrovato scritte su un’agenda. Alla notizia della sua morte, ho pensato subito a queste sue parole e soprattutto al suo film “L’albero degli zoccoli”, che guardai perché incuriosita dal titolo.
Mia nonna mi raccontava sempre che, per andare a scuola, i suoi genitori le fecero un paio di zoccoli, ma per non consumarli li teneva in mano per tutto il tragitto, da casa. Erano zoccoli di legno, li teneva come scarpette di cristallo. Era una bambina, veniva dai monti, dove faceva freddo e nevicava, era povera come tanti figli di contadini, più dei libri frequentava i campi e i pascoli, ma più del lavoro amava i libri. Io ho bevuto i suoi racconti, me ne sono nutrita e quegli zoccoli sono diventati un oggetto che apparteneva pure a me che non li ho mai visti, mai portati. Poi la vita le ha fatto trovare scarpe più comode e calde, ma l’immagine degli zoccoli è rimasta in lei e è arrivata fino a me, come un’eredità. Mia nonna oggi avrà incontrato Ermanno, forse, e gli avrà detto che la vita narrata nel suo film lei l’ha conosciuta davvero. Molto del mondo da cui vengo, Ermanno Olmi lo ha raccolto, per me e per chi come me sente di venire da lì, dai contadini, dalla terra, dal sudore dei lavori agricoli. Il nostro paese dovrebbe essere riconoscente a questo grande maestro. Prendere, guardare, ascoltare. Una radice profonda, un canto antico, il dialetto, la semplicità di qualcosa che segna l’anima, che insegna a conservare, a mantenere memorie accese, e vite in vita. Zoccoli da un albero. Sembra niente e invece è storia, la mia, di tanti.

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Auguri Robert.

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In questo articolo mi ripeterò, userò parole solo per dire grazie a un attore che mai saprà quello che m’ha regalato. Oggi Robert Redford compie 80 anni e ogni suo film andrebbe guardato nuovamente.

Non mi fido di nessuno che mi inviti a vedere un particolare film perché è bello o perché vale il biglietto o perché è emozionante o perché è un classico o per altri motivi validi. Mi fiderei solo se nel cast trovassi Robert Redford, il protagonista di pellicole che hanno fatto la storia del cinema mondiale.

Indimenticabile qui, ne “La mia Africa” e altrettanto indimenticabile in “Come eravamo” o in “Corvo rosso non avrai il mio scalpo” o nel celeberrimo “La stangata”. Potrei continuare con titoli importanti, non ne ho dimenticato mai nessuno. Ma la mia impressione poco vale, il cinema è davvero qualcosa di così personale che magari quel che è bello per me non è bello per te…con i film di Robert Redford forse questa teoria crolla. Sono sicura che se a scuola si studiasse storia del cinema, molti film da lui interpretati e diretti andrebbero visti. Ma a scuola la bellezza è sempre meno incentivata, apprezzata, sempre meno ammirata e storia del cinema è una materia che non si studia e tanta meraviglia finisce dimenticata.

C’è questa scena, di un uomo che lava i capelli a una donna. Ecco, io la trovo di una poesia assoluta, in un mondo in cui si leggono sempre di più romanzi con scene di sesso esplicito, dove l’amore ha un tasso di violenza altissimo e ormai l’educazione passa per messaggi del tipo “tutto e subito”, io resto da questa parte, ad ammirare un uomo e una donna che s’amano così, semplicemente prendendosi cura l’uno dell’altra. Il film, poi, non è tutto rose e fiori…questa è una storia vera e la vita, si sa, non è sempre un lieto fine…ma tutto, tutto, resta a dire e raccontare un mondo bellissimo, in cui la magia e la favola si intrecciano alla realtà dura dei sentimenti. Vale così anche per “Come eravamo”, di cui magari racconterò qualcosa, anzi qualcosa ho già raccontato in giro.

Auguri Robert.

 

“Non prendo questa sera per scontata.”

Leonardo DiCaprio

“Grazie, grazie davvero a tutti. Grazie all’Academy, grazie a tutti voi. Devo congratularmi con gli altri candidati di quest’anno per le loro incredibili interpretazioni. “The Revenant” è un prodotto degli instancabili sforzi di un cast e di una troupe straordinaria con cui ho avuto modo di lavorare. Prima di tutto grazie a mio fratello, il signor Tom Hardy. Tom, il tuo talento sullo schermo può essere superato solo dalla tua amicizia fuori dallo schermo. Al signor Alejandro Iñárritu: che incredibile talento sei. Grazie a voi e a Chivo per aver creato un’esperienza cinematografica trascendente per tutti noi. Grazie alla Fox e alla New Regency, in particolare a Arnon Milchan. A tutta la mia squadra. Devo ringraziare tutti fin dall’inizio della mia carriera. Il signor Michael Caton-Jones per il mio primo film. Mr. Scorsese per avermi insegnato tanto sulla forma d’arte cinematografica. Mr. Rick Yorn, grazie per avermi aiutato a percorrere la mia strada attraverso questo settore. E i miei genitori, niente di tutto questo sarebbe stato possibile senza di voi. E i miei amici, vi voglio bene. E, infine, voglio solo dire questo: “The Revenant” racconta il rapporto dell’uomo con il mondo naturale, un mondo che nel 2015 è passato attraverso l’anno più caldo della storia. La nostra produzione si è dovuta spostare alla punta meridionale di questo pianeta solo per trovare la neve. Il cambiamento climatico è reale. Sta accadendo in questo momento. E’ la minaccia più urgente per tutta la nostra specie, e abbiamo bisogno di lavorare collettivamente insieme e smettere di rimandare. Dobbiamo sostenere i leader di tutto il mondo che non parlano per i grandi inquinatori o per le grandi aziende, ma che parlano per tutta l’umanità, per le popolazioni indigene di tutto il mondo, per i miliardi e miliardi di persone svantaggiate, per i figli dei nostri figli, e per quelle persone là fuori la cui voce è stata soffocata da una politica di avidità. Vi ringrazio tutti per questo fantastico premio stasera. Cerchiamo di non dare questo pianeta per scontato. Non prendo questa sera per scontata. Grazie mille”

Ci sono notti speciali, in cui i sogni diventano realtà. Seguire la notte degli Oscar per me è stato vedere un sogno realizzarsi. Ero una ragazzina la prima volta che ho visto in un film DiCaprio. Mi addormentai quasi al cinema davanti a “Titanic”. Non l’ho amato ne “Il grande Gatsby”, ma lo ho amato in “The Aviator”, “Revolutionary Road”, “The Wolf of Wall Street”. Ci sono pure film che non so ancora se mi sono piaciuti o meno, rimasti nel limbo, come “Inception” e ancora devo vedere “Revenant”, quindi c’è tutto un mondo che mi aspetta ancora.

Stanotte però io l’ho guardato salire sul palco e prendersi ciò che gli spettava, e l’ho ascoltato dire che non era affatto scontato quel momento. Se fosse solo finta modestia o vera riconoscenza, questo non lo saprò mai, ma io sono rimasta un poco lì, davanti a lui, a godermi un grande spettacolo che non voglio dimenticare.