Il giorno che non scorderò.

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Il giorno che non scorderò ha la sua colonna sonora, ed è quella del film “Il postino”.

Si, il giorno che non scorderò è quello in cui il ragazzo che mi piaceva non mi invitò al cinema, o a mangiare un gelato, o a fare una passeggiata e non mi dedicò una poesia, e non mi regalò il suo libro preferito, e non mi chiamò a vedere il cielo d’estate, le stelle cadenti.

Il giorno che non scorderò è quello in cui ho visto questo film da sola, e mi sono innamorata ancor di più di quel ragazzo che non mi aveva invitata mai in nessun posto.

Un amore che non ho mai potuto vivere ha avuto la sua bellissima colonna sonora, e quando riascolto questa musica, non torna quell’innamoramento di un tempo, ma l’idea del cuore vivo, che non segue la ragione, ma accetta di struggersi per qualcuno.

L’estate è praticamente alle porte e nonostante il tempo grigio, i giorni di pioggia, le temperature ancora troppo fredde anche solo per poterla immaginare, io sento il profumo di quell’amore mancato, in quell’estate di tanti anni fa. Auguro a tutti i ragazzi e le ragazze, di godersi il tempo libero che è appena cominciato, di saperlo riempire di vita, quella per cui, anche dopo anni, saprete riconoscere tenerezza e meraviglia. Un amore mancato, un amore avverato, un amore taciuto, un amore dichiarato, che possa regalarvi un giorno da non scordare, una musica da non scordare, un cuore innamorato che, comunque vada, sarà il ricordo più prezioso che potrete portare sempre con voi.

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Midnight in Paris

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Come vorrei essere a Parigi, adesso, per n milione di motivi…le lunghe notti estive, me le immagino piene di luci e calde, con tanta gente, senza troppo rumore, tutto che accade in atmosfere soffuse…mi sono innamorata di questo film, io che a Parigi non sono mai stata mi sono innamorata di Parigi con questo film. E loro due, insospettabili eppure così belli. Direi perfetti se credessi nella perfezione. Sono il frutto di questo film, uno dei molti.

Sentirsi perduti, riconquistarsi.

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“Non so perché certe cose accadono. Non ho chiesto di amarti, ma ti amo.”
Avevo dimenticato quanto bella fosse questa storia. “L’uomo che sussurrava ai cavalli” è uno di quei film che se tu la pensi l’amore in un modo (qualsiasi modo), dopo averlo visto quella maniera di intenderlo cambierà. Lo so bene che fa troppo caldo per rimanere in casa a guardare un film, per di più lungo come due film messi insieme…allora rimandatene la visione a quando farà più fresco, e avrete in voi il coraggio di accettare che scenda dai vostri occhi una lacrima e la sentirete fredda sul vostro viso. A me è successo di vederlo a pezzi, non ha perso minimamente la sua magia. Un film sul coraggio di sentirsi perduti e di riconquistarsi.

Addio grande Sergio

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“La resa dei Conti” e “Corri uomo corri”. Due film di Sergio Sollima. CI ha lasciato in eredità i frutti buonissimi della sua grande passione, il cinema. Creatore di sogni, capace di tirar fuori dalla sua fantasia mondi in cui trovarsi, sentirsi protagonisti anche se seduti su una sedia a guardarli  scorrere su uno schermo. Si, fece pure la regia di Sandokan, facendo un successo strepitoso. Ma io, che amo sopra ogni cosa i film western, non ho occhi che per questi. Mi piacerebbe avere tempo di rivederle in fila, uno dietro l’altro, sentire e vedere quel mondo di pistole in cui non scorreva il sangue, perché non serviva, perché quel genere di cinema sapeva raccontare lasciando però largo spazio all’immaginazione.

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Amami se hai coraggio

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E’ il titolo di un film del 2003, “Amami se hai coraggio” e questa foto ha fermato un momento cruciale della storia.

Ci sono due che fin da bambini giocano a passarsi una scatola. Chi la tiene in mano, se accetta di giocare, dovrà superare una prova per poter ripassare all’altro quella scatola. Il gioco cresce, fino a confondere le idee della giovane coppia. Giocare, amare, sfidarsi, sapere che l’altro c’è, ci sta, e ad ogni sfida alzare l’asticella di coinvolgimento. Non va tutto liscio, non è tutto facile perché i sentimenti si mescolano, si confondono. Per ristabilire l’equilibrio dovranno continuare a giocare, ma non saranno più loro a dettare le regole. Un film surreale, con un finale che sembra una cosa ma potrebbe pure essere un’altra cosa. Un film sul coraggio e la follia, che per essere coraggiosi si deve risultare anche un po’ folli, e trovo sempre bella una storia che racconti il coraggio, perché per quanto sia una parola usatissima e molto stimata, non è affatto scontata. Trovare il coraggio di amarsi è cosa rara, il tempo in cui viviamo è un tempo che ha dimenticato il coraggio, che s’arrende, per pigrizia o per paura, comunque è questo che fa, rinuncia. Accettare la sfida del gioco, porterà a vivere questi due personaggi la loro storia, e quando rinunceranno a trovarsi non si troveranno. Sono loro che scelgono e mi piace questa cosa, nessun destino o meglio, il destino si compie solo per una forte volontà o per una forte mancanza di volontà, per un forte coraggio o una forte mancanza di coraggio.

Ma c’è una domanda che sopra tutte rimane senza risposta a questo punto: cosa c’è nella scatola? La risposta è semplice, una scatola di quel genere poteva contenere solo…lo scoprirete alla fine, se guarderete il film!

Le pagine della nostra vita…

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Ci sono film che hanno avuto il potere di cambiarmi qualcosa nel cuore, piantarci una nuova radice. “Le pagine della nostra vita” è uno di questi. Il libro da cui è tratto non l’ho mai letto, mi è bastato il film per amare la storia. Due vecchi di cui lei bellissima, due giovani, due stagioni della vita, un amore.

Lo so che mi ripeto spesso, dicendo che credo romanticamente alla vita e alle sue strade che si intrecciano in modo del tutto imprevedibile, e credo perfino all’eternità di certi amori, di certe coppie, come pure credo eterna l’amicizia. Credo al potere che hanno le storie di raccontarci pezzi di vita che sono stati e che non vivremo più, o tutte le scelte che abbiamo avuto il coraggio di fare, i desideri per cui decidiamo di spendere tempo e fatica. Credo che siamo molto più di quello che ci raccontiamo, molto più di quel che di noi conosciamo. Credo che le storie d’amore sono infinite, brillano senza avere possibilità di spegnersi. Questo film pianta nel cuore una storia bellissima e vale una serata della vostra vita, sul divano, da soli o in compagnia, in estate o nell’autunno che potrebbe tornare anche in un giorno di maggio, quando credevamo di esserci già abituati alla primavera e siamo costretti invece ad accendere di nuovo il camino.

One day. Un giorno.

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In poche parole questa è la storia di due che si incontrano, un giorno, e da quel momento si conosceranno dentro a un legame fuori dal comune, continuando ad incontrarsi un giorno all’anno, trovandosi per un giorno all’anno, ogni 15 luglio, l’uno nella vita dell’altra, qualsiasi vita sia. Il film viene da un libro, che non è quasi mai una cosa buona, nel senso che quasi mai un film riesce a raccontare bene un libro. Non è questo il caso. Sono perfetti i protagonisti, perfetta è la storia, da non sembrare possibile ed è questo il bello di ogni storia: la possibilità di vedere accadere qualcosa che crediamo impossibile. Questo film, il libro da cui è venuto, raccontano una storia forse poco reale, ma la realtà non conta in un film. Ogni storia si stacca dalla realtà, non le appartiene ma la raggiunge, per raccontarci qualcosa di noi che conosciamo bene, quindi riconosciamo, o che impariamo perché sconosciuto fino a quel momento. A me ha regalato un’emozione e la speranza che un sentimento può non finire mai ecco, un certo senso di infinito che lotta contro la brevità del tempo.

La grande bellezza

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Credo al cinema, alle immagini che scorrono e non hanno fretta, come queste. Non c’è alcuna fretta nella Grande Bellezza, non c’è nel film, non viene chiesta a chi guarda. Io l’ho visto un paio di volte. Mi sfugge qualcosa, non ho fretta di capire tutto. Sfugge qualcosa ed è un bene, tutto subito sarebbe noioso. Ma c’è una cosa invece che ho intuito al volo: personaggi come lui sono il desiderio impossibile di chi scrive, di chi vuol raccontare. Sono lampi di genio in mezzo a tanta fatica del narrare.

Last night…ultima volta?

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L’ho visto una prima volta e l’ho odiato, ma l’odio, si sa, è una forma d’amore e allora c’è stata una seconda volta, sulla mia terrazza illuminata da una bella luna estiva, una sera di quelle in cui il mondo sembra lontanissimo e ti senti su un altro pianeta. Mi è successo di parlarne, non mi ricordo con chi, ma ricordo di averlo riguardato per cercare di capire quel punto di vista nuovo che a me era sfuggito. Poi ancora c’è stata la volta in cui l’ho visto con un’ amica e ci siamo addormentate e la mattina dopo avremmo voluto dimenticare di averlo visto. Ho provato a scriverci anche qualcosa e ho tirato fuori giusto un paio di pagine di una storia che ho bruciato. Ora ho perso il conto di tutte le volte che ne ho pubblicato le immagini, ma questo presuppone il fatto che l’odio iniziale si è presto trasformato…l’ho invidiato, pensando che un giorno avrei voluto scrivere una sceneggiatura così. Poi c’è stata una coincidenza in cui questa immagine mi è capitata in sorte, e ho dovuto immaginarci un dialogo, per un esercizio di scrittura, e tornando a casa ricordo di aver avuto voglia di rivederlo, ma ho resistito solo perché devo dedicarmi a quel benedetto, maledetto, contorto manoscritto aperto sulla mia scrivania. Ogni volta che ho provato a dire che sarebbe stata l’ultima, ho disatteso l’aspettativa. Lo rivedrò ancora, ne sono certa, per ritrovare in quell’atmosfera strana e contorta, buia e pure piena di luce, certi sentimenti della vita, certi colori e atmosfere, certi incontri che rendono straordinaria la vita. Come dite? Ah, si certo, lo so bene che è solo un film! Eppure…