Oh, Vita!

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Questa foto racconta di un sogno, molto lontano da me. Però i sogni son così leggeri che si spostano in fretta, come fanno le nuvole, veloci da un cielo all’altro, si avvicinano e si mescolano. Anche se sono di altri, possono contagiarci, accenderci. La musica di @lorenzojova ha fatto da colonna sonora a molta parte della mia vita e soprattutto ha soffiato sul fuoco di questo mio sogno strampalato che a piccoli passi tento di far diventare realtà. Sarà che da due giorni ho spedito il mio secondo manoscritto, e averlo scritto è stato vivere molta vita e molti desideri, sarà che un’ora fa ho sentito quel ritornello arrivarmi diretto e semplice “ma come posso io non celebrarti vita, oh vita! Oh, vita!”, saranno un milione di altri motivi, ma sento che sono in questo fiume che è la vita, mi godo la voglia di nuotare un po’ controcorrente e un po’ lasciarmi cullare. Celebrare la vita forse è questo, celebrarla per mostrarle gratitudine, accettando il rischio del viaggio, dell’incontro, della contaminazione, del cambiamento.

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Niccolò Fabi, il concerto che aspettavo.

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Ho aspettato questo concerto col cuore carico di emozione. Quando è arrivato, il 18 maggio scorso, l’ho vissuto come un’occasione.  C’è l’occasione che viene a cercarti, quella che cerchi, che si propone e raccogli, accogli. L’incontro con la musica di Niccolò Fabi è un’occasione che è insieme tutte queste occasioni. Il concerto è stato un momento di vita di quelli che non scordi, si attaccano su qualche parte del corpo, si imprimono in qualche angolo dell’anima. Ha parlato a me, eravamo in tanti ma a me è sembrato che parlasse solo a me. L’ho ascoltato. L’ho sentito. C’è una canzone che più di tutte mi è arrivata al cuore, m’ha raccolta dall’angolo in cui mi sono infilata. “Facciamo finta” mi ha parlato della morte, ma non lo ha fatto con tristezza. M’ha parlato di illusioni, di piccole illusioni quotidiane, raccontate ai bambini, ai bambini che abbiamo intorno, ai bambini che siamo noi stessi. Illudere un bambino è facile, poi la vita smonterà tutto, o forse certe illusioni resteranno, resisteranno. Il finale è potente, per chi conosce la storia di quest’uomo al microfono, è stato impossibile non sentirsi coinvolti, commossi. Eppure è un finale che appartiene a tutti e questo è doloroso, così doloroso da essere tremendamente vero, anche per chi non è stato sfiorato da una morte tremenda. Nessuno ha saputo massaggiare la ferita che una morte ha lasciato su di me come questa canzone, come la sua voce, come quel momento del concerto in cui lui ha mostrato qualcosa di molto personale e per questo forse tanto comune. La vita più vera è comune, è nostra e di tutti. La vita più vera è quella dei momenti che non sappiamo raccontare per tanto tempo, poi invece li sappiamo dire, condividere. Diventano motivo di incontro.

“Facciamo finta che io posso schioccare le dita e in un istante scomparire, quando quello che ho davanti non mi piace non è giusto o semplicemente mi fa star male, facciamo finta che io torno a casa la sera e tu ci sei ancora sul nostro divano blu, facciamo finta che poi ci abbracciamo e non ci lasciamo mai più…”
Quello schiocco di dita è solo l’immagine di un’illusione, bellissima, anche se si smonterà perché la vita è così, smonta tutto, lo ricompone come vuole. Ringrazio Niccolò per la sua musica che si integra col miglior cantautorato italiano del nostro tempo, pur rimanendo sola, a brillare, un po come faceva quel De André che sapeva fare di una piccola canzone, un messaggio condiviso che mostrava qualcosa della vita che sapevi, ma di cui non avevi consapevolezza. Questo è il mio racconto di una serata straordinaria, condivisa con un’amica, il racconto di una notte che non dimenticherò.

La canzone del sole

La prima suonata sulla dodici corde di mio padre identica a quella di Lucio. Scelgo i tre accordi, che per scrivere una canzone mitica bastano, perché sono semplici, e le cose semplici sono le più belle, le più vere, indispensabili. Lucio Battisti resta l’unico ad avermi fatto innamorare della chitarra, del suono pulito di sei corde che bastano a fare di un pomeriggio in un prato un ricordo indelebile. Grazie a lui e a questa canzone mi sono innamorata. Cosa serve dire di più?

Quelli che non fanno rumore

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Se vi state chiedendo chi sia questo riccio baffuto che stringe a se la chitarra, è perché racconta la sua arte sottovoce. Se lo doveste incontrare per strada non lo riconoscereste. Gianmaria Testa è un cantautore italiano, ha scritto e cantato brani, collaborato con scrittori, tra cui Erri De Luca. Oggi mi è capitata tra le mani una sua piccola, brevissima poesia che dice:

“Sappi che tutte le strade, anche le più sole
hanno un vento che le accompagna
e che il gomitolo, forse
non ha voluto diventar maglione
che preferisco non imparare la rotta
per ricordarmi il mare”

Un ricordo che brucia ancora

Non ho mai nascosto la passione che ho per lui e per il suo lavoro. Nel suo ultimo album m’ha regalato questa, che racconta in modo esatto una stagione che mi sembra di aver vissuto, regalandomi davvero un ricordo pieno di vita, che non si sgualcisce, non si perde nel tempo…e sembra ritornare a vivere, risuscitare sempre nuovo e sempre lo stesso.

Brucia ancora un ricordo senza alcuna nostalgia, ma caricato di belle speranze, radicate in quel che è stato e che sanno andare avanti, ben oltre la malinconia. Grazie alla vita per ogni ricordo che m’ha regalato, per tutto quel che potrò vivere e che diventerà un ricordo pieno di vita.