Scatti e pezzi di storie.

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“Come ogni sabato, aveva aspettato l’ora in cui, sulla facciata della Collegiata di San Leonardo, poteva distinguersi netta la linea d’ombra.
Ninì era felice. In piazza due bambini giocavano a rincorrersi, li sentiva gridarsi addosso. E il fumo dei camini accesi nelle poche case abitate, aveva riempito l’aria. Lo respirava e sapeva che c’era chi, davanti al fuoco, si sapeva felice come lei. Pensò che non le era mai bastato poco. Al “basta poco” non aveva mai creduto. Quel momento era tutto. La linea d’ombra, i bambini, un paese a cui tornare. La sua vita.”

 

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Davanti all’ultima puntata di Dawson’s Creek.

 

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Oggi, come tante altre volte, davanti all’ultima puntata di Dawson’s Creek, penso a quanto sia stato importante aver visto questa serie. Soprattutto oggi, dopo tanto tempo, tanta vita, sento che è stato importante questo ultimo episodio. Il cerchio sembra chiudersi, tutto torna, o forse semplicemente niente si chiude e il risultato della storia non è perfetto, esattamente come accade nella vita. C’è da fare i conti con la vita e scopriamo che i conti non tornano quasi mai. Il dolore, la gioia, il ritrovarsi che vuol dire essersi allontanati: tutto questo è la nostra storia personale che si intreccia con le altre storie. E arriva il momento in cui c’è da scegliere, da scegliersi e non lo si fa quasi mai seguendo le regole. Niente torna, tutto però si compie qui, come altrove e crescono loro, vanno avanti loro come spesso abbiamo fatto noi nella realtà. Ci siamo anche noi accorti che tutto quello che pensavamo perduto è invece seminato nel cuore e al momento opportuno fiorirà. Ci riabbracceremo e ci ameremo ancora con chi desideriamo oltre gli impedimenti del destino, sentiremo di appartenere dopo aver viaggiato lontani e lontano. L’amicizia e l’amore, a cui la vita deve tutto, quando la vita si stringe ci rendono liberi davvero. Sono l’amore e l’amicizia a salvarci, a liberarci. Non le regole con cui vestiamo questi due sentimenti, ma la loro essenza pura e istintiva. Siamo chi siamo, e staremo con chi abbiamo intessuto la rete di bene e amore più autentica che si possa immaginare. Non è un conto che torna, è una promessa che si compie, perché è più forte di tutto.

Lincoln nel Bardo, di George Saunders

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Stavolta è più difficile del solito scrivere qualcosa di questo libro. Difficile è spiegare che l’anima, tra queste pagine, si perde. Ho pianto in passaggi di pura poesia.

I libri sono passaggi, viaggi da una terra a un’altra, da un’anima all’altra.

Non dobbiamo parlare di libri, dobbiamo leggerli e lasciarci portare.

 

Novembre

 

Novembre è arrivato. Me lo ha detto stamattina il solito albero, spogliato e abbracciato da nebbia e freddo.

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Quanto tempo ho passato a scrivere sotto la sua chioma in estate! Quanto tempo è passato dall’ultima volta che mi sono seduta lì sotto! Ho riempito pagine, quaderni, a volte penso sia stato tutto inutile, se lo misuro col metro di giudizio solito, basato su soldi e carriera. Tutto inutile, poca capacità di finalizzare in un mondo in cui il fine è tutto quello che conta. L’albero solitario e spoglio, nascosto dalla nebbia, sta crescendo, nonostante sembri inutile la sua presenza, lui cresce e si ancora al suolo, allunga i rami, si allarga.
Tornando a casa ho chiamato un’amica, gli ho detto che mi piacerebbe in una delle prossime sere organizzare un incontro di scrittura, che abbia per tema “L’albero”, invitare gente, sederci insieme come sotto a un albero. “Ci sarò” ha risposto. Le parole mi hanno portata qui, al punto in cui non mi importa sapere il fine, mi importa di più il “durante”, la strada, la crescita di un seme che da qualche anno curo. Le parole. Ogni incontro. Cura e crescita anche quando fitta è la nebbia intorno.

Oh, Vita!

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Questa foto racconta di un sogno, molto lontano da me. Però i sogni son così leggeri che si spostano in fretta, come fanno le nuvole, veloci da un cielo all’altro, si avvicinano e si mescolano. Anche se sono di altri, possono contagiarci, accenderci. La musica di @lorenzojova ha fatto da colonna sonora a molta parte della mia vita e soprattutto ha soffiato sul fuoco di questo mio sogno strampalato che a piccoli passi tento di far diventare realtà. Sarà che da due giorni ho spedito il mio secondo manoscritto, e averlo scritto è stato vivere molta vita e molti desideri, sarà che un’ora fa ho sentito quel ritornello arrivarmi diretto e semplice “ma come posso io non celebrarti vita, oh vita! Oh, vita!”, saranno un milione di altri motivi, ma sento che sono in questo fiume che è la vita, mi godo la voglia di nuotare un po’ controcorrente e un po’ lasciarmi cullare. Celebrare la vita forse è questo, celebrarla per mostrarle gratitudine, accettando il rischio del viaggio, dell’incontro, della contaminazione, del cambiamento.

“Uno schiocco di dita” in finale!!!

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La strada continua, e tra meno di un mese sapremo chi vincerà il concorso ilmioesordio2017. Sono felice, comunque andrà io so che questa storia mi ha regalato tante emozioni e soprattutto la voglia di continuare a scrivere e a credere che tutto è davvero possibile. Vi lascio qui un pezzo del primo capitolo. Potrete andare su http://www.ilmiolibro.it per sostenere la storia, lasciare un commento sulla pagina dedicata. Grazie a tutte le persone che mi hanno accompagnata e mi sono vicine in questa avventura!

“Il foglio di carta leggerissima, quasi trasparente, scivolò dal libro e volò come fosse una piuma, fino a toccare il pavimento. C’era una scritta, un po’ sbiadita, ma ancora leggibile. La grafia era inconfondibile, un corsivo piccolo, stretto, che riconobbi subito. Lo raccolsi, e tenendolo tra le dita mi accorsi che stavo tremando. Quello era il libro che Luca mi aveva lasciato al nostro ultimo incontro e che non avevo ancora aperto. Erano passati poco più di due mesi dalla sua partenza e stavo finendo di svuotare alcuni scatoloni appoggiati in soffitta. Tiravo fuori cose messe dentro alla rinfusa durante il trasloco. Nella fretta di venir via dall’appartamento dei miei e trasferirmi nella vecchia casa dei nonni mi sembrò più semplice ammucchiare senza un ordine preciso e mi ritrovai con una soffitta da svuotare e una casa intera da riordinare. Avevo trovato di tutto, foto, vecchie musicassette ormai diventate inascoltabili, perché superate dalle nuove tecnologie, diari di scuola, libri. Li sistemavo sulle mensole e tra i tanti spuntò il libro di Luca. Rivedere la copertina me lo fece ricordare. Lo avevo rimosso in una sorta di amnesia da autodifesa per non ripensare all’ultima volta che l’avevo visto. “Seta” era il titolo stampato in copertina. Ingiallito, con le pagine rigide, ispessite dal tempo. Chissà dove l’aveva preso! Magari in una delle bancarelle dell’usato al mercatino dell’antiquariato. Non avevo intenzione di leggerlo, ma lo aprii per sfogliarlo velocemente e spuntò il foglietto, leggerissimo, quasi trasparente, scritto in corsivo, una grafia piccola di lettere allungate, la sua:

“Ci siamo amati, lo so, anche se non ce lo siamo detti. Ci ameremo ancora, mai completamente. Non esiste un amore completo, non esiste per me e per te. Parto senza avere il coraggio di affrontarti. Ho bisogno di una vita nuova, senza di te. Se vorrai cercarmi potrai farlo, chiedi il numero e l’indirizzo ai miei. Perdonami.”

Quelle parole si scagliarono su di me come frecce. Rimisi il foglietto nel libro, in fretta, per farlo sparire, per non cedere alla tentazione di leggerlo ancora. Le sue parole altro non erano che bugie cucite su misura per salvarsi la faccia e io non volevo più sentirle, non volevo più pensarci. Ma cacciarle via fu praticamente inutile, ero più fragile di quanto volessi ammettere. Così, sedendomi davanti alla piccola finestra della soffitta, ripensai al nostro ultimo incontro. Ricordo ancora quel momento nei minimi dettagli, si ricorda alla perfezione un’ultima volta.

Un vento improvviso si alzò e nuvole grigie si affacciarono all’orizzonte, annunciando un temporale, uno di quelli che si preparano in poco tempo, minacciosi e frequenti in estate, da queste parti. Si avvertiva già il profumo di terra bagnata, forse uno degli odori più buoni che si possano sentire, anche se la pioggia era ancora lontana.

L’orologio sulla parete mi ricordava che avrei fatto tardi anche quella sera. Da qualche mese, al lavoro, finire abbondantemente oltre l’orario di chiusura era diventata una consuetudine. Erano già le cinque e niente in quella giornata era andato per il verso giusto. Il cellulare prese a squillare, lo cercai nell’ammasso di fogli accatastati sulla scrivania, lasciai perdere per un attimo i biglietti di auguri ancora da scrivere e i mazzi di fiori da consegnare.

– Pronto.

– Marta, sono io. Posso passare da te? È questione di un minuto.

– Ho mille cose da fare, adesso non ho proprio tempo. Possiamo fare stasera?

– Ti prego. Ci vorrà pochissimo, promesso!

Ogni volta che Luca chiamava io correvo. Non riuscivo mai a dirgli di no e a maggior ragione in quell’occasione, dopo averlo sentito trafelato, ansioso. Il tono della sua voce era strano, avevo riconosciuto nella sua richiesta una supplica che mi allarmò. M’aveva detto poche parole, ma lo conoscevo abbastanza da sentire quando qualcosa non andava, così nonostante la fretta in cui la giornata era precipitata, scelsi di fare una pausa.

– Vengo io, ci vediamo al solito posto tra un quarto d’ora.

Davanti al portone della chiesa non c’era. Fremevo per la curiosità di sapere il motivo di tanta urgenza. Arrivò in bici, sembrava agitato, pensai che avesse fretta come me. Indossava una maglietta rossa e un paio di jeans scoloriti, sulle spalle il solito zaino giallo e blu. Non scese, restò fermo con un piede sul pedale e l’altro appoggiato a terra. Quando capii il motivo dell’appuntamento, rimasi spiazzata.

– Non leggerlo subito, puoi tenerlo, non preoccuparti.

Cercò nel suo zaino e tirò fuori un libro. Lo presi in mano, non volevo discutere e non protestai davanti a quella che mi sembrò la cosa meno importante e più stupida del mondo. Ero corsa da lui solo perché voleva consegnarmi un libro. Ero corsa lì solo per soddisfare un suo capriccio. Con un tono scocciato mi preparai a tornare al lavoro:

– Svelto dai, tra poco pioverà. Ci vediamo stasera, andiamo con gli altri a prenderci un gelato ok?

Non aspettai che mi rispondesse. Feci per andarmene, mi voltai giusto un attimo per ringraziarlo del libro. Queste sono state le mie ultime parole per lui. Non aggiunsi altro e me ne andai. Era una cosa seria, ma non potevo saperlo. Se avessi aperto il libro avrei capito. Era davanti a me la verità, tutta scritta nei suoi occhi schivi. Non mi aveva guardata in faccia nemmeno per un momento. Nel suo sguardo c’era già tutto.”

“Uno schiocco di dita”, su http://www.ilmiolibro.it.

 

Tutti per “Uno schiocco di dita”

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Chissà se vi piacerà come piace a me! Questa copertina è la faccia di una storia che amo, che amerò sempre, perché è la prima, non è perfetta, forse mai lo sarà e per questo la amo ancora di più. Non ho da difendere il mio lavoro, perché questa storia non è frutto del mio lavoro. È venuta fuori dalla vita, tutta intera. Amo questa storia perché restituisce a me l’immagine di quel che sono stata, di quel che sono ancora, di quel che non sono più. Fugge il tempo per rincorrere la bellezza di un amore che resta puro e libero. Fugge la perfezione per finire in qualche crepa del cuore, dell’anima, crepe frastagliate e incerte, come è incerta la luce che ne esce. Scrivendo non lavoro, io scrivendo divento viva, risorgo dalle morti quotidiane, smetto di credere al destino e provo ad imboccare una strada nuova e non segnata da altri passi. Questa storia è stata ed è un passo nuovo. Provate a dimenticare quel che ho sempre detto e a sentire quel che provo a dirvi forse per la prima volta. Non voglio essere una scrittrice, mai lo sarò. Mi racconto storie e la prima di queste storie che mi sono raccontata, tanti anni fa, è questa, l’imperfetta storia di una ragazza che a vent’anni era piena di sogni e attese e dolori, e è diventata una donna ancora piena di sogni e attese e dolori. E di quella ragazza, di questa donna, qualcosa è finito tra queste righe e ammetterlo è difficile, ma è anche una ricerca d’umiltà, un passo oltre le paure. È la storia originale, troverete sbavature, intoppi, ma vi assicuro che il filo non lo perderete. Così perdonatela e perdonate chi l’ha scritta, e cercatela, è gratuita ancora per un po’. Se la sosterrete, forse, la troverete così, in un libro. Anche in quel momento, provate a ricordare che questa storia, è molto più che un libro, per me, e spero pure per voi.

Iscrivetevi su http://www.ilmiolibro.it

per sostenere

“Uno schiocco​ di dita”,

in concorso a

Ilmioesordio 2017.

 

Concorso scuola, odissea dei nostri giorni.

Ho superato il concorso scuola 2016, in realtà l’ho superato nel 2017 perché in questo paese spesso le cose vanno per le lunghe. L’ho superato, non l’ho vinto perché nella classe di concorso Infanzia per la regione Umbria i posti per il ruolo erano meno del numero di quelli che hanno superato la prova scritta e orale. Così ora vivo nel limbo degli idonei, quelli che magari un giorno saranno chiamati per una supplenza, o magari chissà anche per un futuro posto fisso. In questo paese il lavoro più che un diritto è un sogno e io continuo a sognare.
Stamattina ho incontrato una persona che il concorso l’ha vinto e nelle sue parole ho letto una sorta di compassione verso di me del tipo “poverina che sei stata a non riuscire a rientrare in graduatoria!”. Uno sputo in faccia mi avrebbe umiliata di meno. Siccome mia nonna diceva sempre “meglio invidiati che compatiti” colgo l’occasione per esprimere un pensiero in merito a questa avventura.
Ho sostenuto insieme a tanti altri lo scritto del concorso il 31 maggio 2016, a Città della Pieve, dopo che il giorno prima avevo sotenuto lo scritto per la classe sd concorso Primaria, a Spoleto. Due giorni intensi, difficili, passati ad affrontare prove di cui abbiamo ricevuto l’esito otto mesi dopo. L’orale l’ho sostenuto il 18 febbraio 2017, dopo venti giorni che mi è stato comunicato il risultato dello scritto: 34.8 che tra il minimo di 28 e il massimo di 40 non è male. Mi sono presentata all’orale, carica di aspettative, sono stata tra le prime. In 35 minuti dovevamo presentare un’unità di apprendimento su un argomento estratto 24 ore prima. Mi sono seduta davanti alla commissione, ho infilato la chiavetta nella porta USB del computer fornito dalla scuola, nel formato richiesto, ma il computer non lo leggeva. L’ansia ha cominciato a salire, ma ho comunque raccontato il mio lavoro, pur non potendolo far vedere. I pensieri hanno iniziato ad affollarmi il cervello, insieme alla rabbia e la delusione per il mio lavoro fatto di grafica e idee che sentivo sprecato. A ben oltre metà della presentazione, il tecnico mi ha offerto la possibilità di utilizzare un altro computer, mi ha dato la possibilità di usufruire di un mio diritto, che per paura o timidezza non ho reclamato da subito. Una pausa abbastanza lunga è seguita, per permettere al tecnico di fare il suo lavoro. Mi ripetevo di stare calma, non dovevo mollare, non potevo dfarmi bocciare , ero preparata!
Tutto si è concluso dopo quasi un’ora, rispetto ai 45 minuti previsti per la prova, mi sono guadagnata quel 30, combattendo i limiti che mi porto dentro o almeno provandoci, non ho preso di più per colpa mia e delle mie insicurezze, ma non posso non pensare che sia stata pure colpa di una scuola impreparata. Un 30, che non è nemmeno il minimo e le scuse del tecnico che ha capito la mia tensione da imprevisto.
Gli orali sono proseguiti fino a metà aprile, così chi è venuto dopo ha avuto più possibilità di prepararsi. Si, l’ho pensato, mi sono sentita svantaggiata, ma altrimenti non si poteva fare e questo paese, che assicura la legalità di un concorso, non può anche assicurare la giustizia, proprio non ce la fa. Comunque in 152 hanno fatto meglio di me e adesso, il limbo è casa mia. La scuola resta il sogno per cui spendermi, non il solo, ma insieme a quello della scrittura di certo il più importante. Stamattina ho incontrato chi è riuscito ad arrivare alla meta. Mi sarei aspettata più intelligenza, più vicinanza, piuttosto che la falsa compassione che ha sfoggiato. Mentre lei parlava, io pensavo a quello che sento in modo forte, rispetto a questa avventura, al rispetto che provo per chi si è seduto davanti a quel computer come me, quel lontano 31 maggio e ha provato con tutto se stesso a fare meta, chi ci è riuscito, chi non ce l’ha fatta, chi è risultato idoneo e vive nel limbo. Un concorso è solo una prova affrontata in un paese che, anche quando assicura la legalità, non riesce ad assicurare la giustizia. Giusto sarebbe stato se avessimo avuto tutti lo stesso tempo per prepararci. Così, nei miei venticinque giorni di tempo, ho studiato, ho chiesto aiuto, sono cresciuta in un mestiere che richiede preparazione, cuore, volontà. Se avessi avuto due mesi in più… ma questa è una possibilità da non prendere in considerazione, magari avrei fatto peggio chi può saperlo!
Tra poco inizia un nuovo anno scolastico tra poco, per alcuni sarà un nuovo inizio per un percorso ricco di sfide, per altri un anno ancora pieno di incertezze. Lo Stato e le sue istituzioni, continuano a non credere abbastanza nella scuola, a non dare gli stessi strumenti a tutti, a non riconoscere il diritto al lavoro e di conseguenza ad un’istruzione che possa dare ai bambini, ai ragazzi, agli adolescenti, tutte le possibilità che meritano per essere felici oggi e uomini sempre più umani domani. Forse è proprio così che doveva andare, forse si poteva fare meglio, io di certo, e magari pure l’istituzione. La nostra Odissea continua, Itaca è in qualche luogo, laggiù, godiamoci il viaggio, combattiamo, superiamo gli ostacoli, rafforziamoci. Arriveremo.

Quello che conta davvero.

Sono molto felice, perché già da oggi in tanti hanno colto l’occasione dell’ebook gratuito per scaricarlo. Il costo originario è di 0,99 centesimi, costano poco gli ebook, soprattutto quelli piccoli e scritti da sconosciuti. Costano meno di un chilo di pane, di un caffè, meno di un pacchetto di caramelle, meno di un quotidiano, di un gelato, meno di uno svago qualsiasi.

Costa talmente poco un ebook che diventa inevitabile riflettere sul perché si attenda una promozione per scaricarlo, e so che in tanti ce lo chiediamo. Ma io spero che chi scrive non lo faccia per un guadagno, tra l’altro irrisorio.

Io so che i miei racconti non valgono i soldi che costano, so che varranno le letture che riusciranno a conquistare, i lettori che si convinceranno a cercarci qualcosa. Così ho messo quel prezzo, 0,99, giusto per riconoscermi il valore di un impegno che rimane tale anche in questi due giorni che potete godervelo gratis.

Ho venduto quattro copie in due mesi, facendo pagare il mio lavoro meno di un caffè, oggi sono già arrivati 39 download. Pochi centesimi o nessun centesimo poco importa. Io spero che queste storie arrivino a un cuore, o a 33, o a quelli che saranno e non voglio che facciano successo, non scrivo per averne, non scrivo abbastanza bene da poterlo meritare.

Le storie che scrivo hanno bisogno di qualcuno che le legga per valere qualcosa, non di un prezzo in copertina, non di un guadagno. Ma ancora prima, le storie che scrivo, hanno trovato valore proprio quando la penna ha iniziato a mettere nero su bianco quel che volevo raccontare.

Oggi sono felice, per aver ancora una volta scoperto che il vero guadagno, nelle cose che facciamo, non è mai questione di soldi.

Vi chiedo di scaricarlo se vi attrae, se vi incuriosisce, di farlo in questi due giorni in cui costa niente e lasciarmi un pensiero vostro, l’unico valore che mi renderà un poco più ricca e felice.

Il Trono di Spade, un libro dopo l’altro.

Stamattina ho letto l’ultima pagina del dodicesimo libro de “Il Trono di Spade”. Otto mesi fa, quando cominciai a leggere, ricordo che mi trovai in difficoltà, non capivo quale fosse il primo libro, quello da cui iniziare la lettura. Magari a mesi di distanza, un po’ di chiarezza anche nel web è stata fatta.

Inutile dirvi che ho trovato questo viaggio una vera e propria esperienza di lettura, coinvolgente e piena di colpi di scena.

Qui di seguito vi aggiungo l’elenco dei libri, uno dopo l’altro, tutti in fila. Probabilmente, entrando in libreria, vi sarete o vi troverete confusi perché spesso non c’è una logica esposizione dei vari volumi.

Io posso solo dirvi che ho iniziato a leggere per  una sfida personale, perché non amo questo genere e volevo provare a scoprirlo. Mi sono ritrovata a non poter più smettere.

Buona lettura allora a chi, come me, avrà voglia di vivere questa avventura.

Vol I: Il Trono di Spade;

Vol II: Il grande inverno;

Vol III: Il regno dei lupi

Vol IV: La regina dei draghi;

Vol V: Tempesta di spade;

Vol VI: I fiumi della guerra;

Vol VII: Il portale delle tenebre;

Vol VIII: Il dominio della regina;

Vol IX: L’ombra della profezia;

Vol X: I guerrieri del ghiaccio;

Vol XI: I fuochi di Valyria;

Vol XII: La danza dei Draghi.