IL VENTRE DEL LAGO di Robert McCammon

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Ci sono passaggi di libri che non dimenticheremo. Io ho trovato in questo libro uno dei passaggi più belli e così è diventato indimenticabile. Stasera lo condivido con voi, inutile dirvi che mi calza preciso preciso come il primo maglione di lana in autunno…

Sapete, io credo nella magia. Sono nato e cresciuto in anni magici, in una città
magica, tra maghi. Oh, quasi tutti gli altri non si rendevano conto di vivere
in quella rete di magia, costituita dai filamenti d’argento della sorte e
delle circostanze. Ma io l’ho sempre saputo. Quando avevo dodici anni, il
mondo era la mia lanterna magica, e mediante la sua verde luminescenza
fantastica io vedevo il passato, il presente e il futuro. Anche voi, probabilmente,
solo che non ve lo ricordate. Vedete, questo è quello che penso: all’inizio,
noi tutti conosciamo la magia. Veniamo al mondo e dentro di noi
ci sono turbini di vento, incendi di boschi e comete. Veniamo al mondo
capaci di cantare con gli uccelli, di vedere nelle nuvole e di leggere il nostro
destino nei granelli di sabbia. Ma poi, la magia all’interno di noi viene
cancellata dall’educazione e dalla chiesa; viene sculacciata via, lavata via,
pettinata via.
Ci mettono sulla retta via e ci dicono che dobbiamo comportarci in maniera
responsabile. Comportarci secondo la nostra età, e crescere, per amor
del cielo! E sapete perché ci dicono questo? Perché la gente che ce lo dice
ha paura del nostro essere giovani e selvaggi, e perché la magia che noi
conosciamo li ha fatti vergognare e li ha resi tristi per ciò che loro hanno
lasciato appassire dentro di loro.
Dopo che ci si allontana così tanto dalla magia, però, non si riesce più a
riaverla realmente indietro. Solo per qualche secondo. Solo qualche secondo
di conoscenza e di ricordo. Quando le persone si commuovono al cinema,
è perché lì, in quel teatro buio, viene sfiorato, anche solo per un breve
attimo, il lago dorato della magia. Poi escono nuovamente, nella crudele
luce della logica e della ragione e il lago si secca; allora provano un senso
di tristezza nel cuore e non sanno spiegarsi il perché. Quando una canzone
risveglia un ricordo, quando dei batuffoli di polvere che rotolano in una
lama di luce distolgono la tua attenzione dal mondo, quando ascolti un treno
che corre sui binari lontano nella notte e ti chiedi dove stia andando, allora
vai oltre ciò che sei e il luogo dove sei. Per il più breve degli attimi sei
entrato nel regno della magia.
Ecco ciò che credo.
La verità è che, ogni anno che passa, noi ci allontaniamo da quell’essenza
che è nata con noi. Ci vengono imposti dei fardelli, alcuni buoni,
altri un po’ meno buoni. Ci succedono delle cose. I nostri cari muoiono.
Alcuni hanno degli incidenti e restano storpi. La gente si perde, per un motivo
o per l’altro. Non è poi così difficile, in questo mondo di folli labirinti.
La vita stessa fa del suo meglio per toglierci quel ricordo di magia. Non sai
cosa stia succedendo finché un bel giorno ti accorgi che hai perso qualcosa,
ma non sei sicuro di cosa. È come quando sorridi a una bella ragazza e
lei ti chiama “signore”. Sono cose che succedono.
Questi ricordi di quello che ero e di dove vivevo sono importanti per me.
Contribuiscono in gran parte a creare ciò che sarò quando il mio viaggio
volgerà al termine. Avrò bisogno del ricordo della magia se mi capiterà
nuovamente di esercitare la magia. Ho bisogno di sapere e di ricordare, e
voglio raccontarlo a voi.”

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